Sentenza Dell’Utri: depositate le motivazioni della corte di appello (in sede di rinvio)

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 7 Ottobre 2013
Sentenza dell'Utri

Foto Repubblica.it

Corte di Appello di Palermo, 4 settembre 2013 (ud. 25 marzo 2013)
Presidente Loforti, Relatore Troja, Imputato Dell’Utri

Depositate il 4 settembre scorso le 473 pagine di motivazioni della sentenza con cui la Corte d’appello di Palermo – investita dalla Cassazione del ruolo di giudice del rinvio – ha condannato l’ex senatore Marcello Dell’Utri a sette anni di reclusione per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa.

Ben note le tappe della vicenda giudiziaria: dopo essere stato condannato in primo grado nel 2004 a nove anni di reclusione, Dell’Utri si è poi visto ridurre la pena a sette anni in appello nel 2010.

Il 9 marzo 2012 la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con la pronuncia numero 15727, depositata il 24 aprile 2012, ha poi annullato con rinvio la sentenza d’appello, accogliendo il ricorso della difesa avverso alla condanna a sette anni. La decisione della Cassazione – di cui è disponibile il download – presenta particolare interesse, oltre che per l’approfondimento relativo alla figura del concorso esterno in associazione mafiosa, anche per la requisitoria resa dal P. G. Iacoviello secondo cui «…in Cassazione sono ormai così rare le condanne definitive per concorso esterno che non ci si crede più…».

Quarta e, solo per ora, ultima tappa della vicenda giudiziaria è l’odierna pronuncia della Corte di Appello di Palermo che, in sede di rinvio, ha confermato il giudizio di colpevolezza già espresso dalla sentenza annullata dalla Cassazione, per il periodo tra il 1974 e il 1992.

In particolare, secondo i giudici palermitani Marcello Dell’Utri è stato il «mediatore contrattuale di un patto tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi» e, in questo contesto tra il 1974 e il 1992, «non si è mai sottratto al ruolo di intermediario tra gli interessi dei protagonisti e ha mantenuto sempre vivi i rapporti con i mafiosi di riferimento».

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