I collaboratori di giustizia (Tesi di laurea)

Articolo scritto da Marta D'Elia il 12 Novembre 2013

Prof. Relatore: Pasquale Bronzo

Prof. Correlatore: Antonio Fiorella

Ateneo: Università La Sapienza di Roma

Anno Accademico: 2012/2013

La presente dissertazione prende le mosse dalla convinzione della indispensabilità dei collaboratori di giustizia quali strumento di lotta efficace e concreto contro la criminalità organizzata.

Il rapporto che si instaura tra i collaboratori di giustizia e lo Stato è di tipo sinallagmatico, in base al quale il collaboratore si impegna a fornire informazioni utili agli organi inquirenti per la repressione e investigazione delle attività  illecite poste in essere dalla criminalità organizzata e di contro lo Stato si impegna a riconoscergli benefici processuali e penitenziari e a garantire l’incolumità fisica del dichiarante e dei suoi familiari.

Questo “rapporto di scambio” ha suscitato numerosi dubbi circa l’affidabilità delle dichiarazioni rese. Uno degli aspetti più problematici connessi alla collaborazione processuale è quello della valutazione dell’attendibilità delle dichiarazioni rese dai c.d. “pentiti” nei confronti dei quali vi è una presunzione di inattendibilità in quanto si tratta di soggetti non disinteressati.

In passato in mancanza di una normativa dettagliata che regolasse dettagliatamente l’assunzione delle propalazioni dei collaboratori era diffuso il fenomeno delle “dichiarazioni a rate” e dei “falsi pentiti” che aveva gettato ombre e fatto sorgere dubbi sull’utilità delle collaborazioni in questione. La Legge 13/2/2001 n. 45 intitolata “Nuove norme in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione dei testimoni di giustizia nonché per la protezione e il trattamento sanzionatorio di coloro che collaborano con la giustizia” ha modificato e integrato la disciplina previgente, introducendo strumenti importanti, primo fra tutti il verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione, volto a precludere l’ingresso nel procedimento penale di dichiarazioni mendaci.

Il presente lavoro si compone di quattro capitoli:

Il primo capitolo ricostruisce l’iter storico-normativo che il legislatore ha seguito per giungere alla promulgazione della Legge n. 45/2001.

Il secondo capitolo descrive il sistema di protezione dei collaboratori nella versione originaria e in quella attuale modificata dalla Legge n.45/2001. In tale contesto si sono precisate le caratteristiche che la collaborazione deve possedere per essere considerata attendibile e per far si che siano predisposte le misure speciali di protezione.

Il terzo capitolo è dedicato alla questione della valutazione e della presunta inattendibilità delle dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia. Ampio spazio è stato riservato ad illustrare la disciplina del verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione, tentando di affrontare in maniera esaustiva il problema dell’inutilizzabilità dibattimentale conseguente ad una valutazione negativa circa l’attendibilità delle dichiarazioni assunte, su cui si sono pronunciate recentemente le Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

Il quarto capitolo affronta alcuni aspetti processuali relativi al trattamento penitenziario, che presentano legami con il tema della collaborazione. Oltre al meccanismo della revisione in peius direttamente collegato all’accertamento di un’inattendibilità delle dichiarazioni verbalizzate si è trattato congiuntamente del sistema dei colloqui investigativi e del regime carcerario dettato dall’art 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario approfondendo soprattutto i profili costituzionali che li riguardano.

Dal lavoro svolto emerge con chiarezza l’importanza della figura del collaboratore di giustizia. Se da una parte è innegabile l’utilità di questi soggetti, dall’altra parte non si nascondono le difficoltà pratiche che lo Stato deve affrontare soprattutto nell’ impiego di ingenti risorse economiche ed umane.

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Categorie: ARTICOLI, CONTRIBUTI, DIRITTO PROCESSUALE PENALE, Tesi di laurea