Sul concorso tra estorsione e favoreggiamento della permanenza di stranieri nel territorio dello Stato

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 1 Aprile 2014

Cassazione Penale, Sez. II, 13 gennaio 2014 (ud. 11 ottobre 2013), n. 933
Presidente Fiandanese, Relatore Beltrani, P. G. Spinaci

Con la pronuncia numero 933, depositata il 13 gennaio 2014, la seconda sezione penale si è pronunciata sulla possibilità di un concorso di reati tra la fattispecie di cui all’art. 629 c.p. (estorsione) e quella di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 5 (Favoreggiamento alla permanenza di stranieri nel territorio dello Stato in violazione del T.U. sull’immigrazione).

I giudici, dopo aver ribadito che  i criteri di assorbimento e di consunzione devono ritenersi privi di fondamento normativo e si riferiscono solo a casi determinati e, dunque, non generalizzabili (Sez. un., sentenza n. 47164 del 20 dicembre 2005, Marino; Sez. 2^, sentenza n. 10994 del 6 dicembre 2012 – 8 marzo 2013, CED Cass. n. 255174) osservano come le due fattispecie di reato in questione non solo tutelano beni diversi (rispettivamente, l’inviolabilità del patrimonio e della libertà personale per quanto riguarda l’art. 629 c.p.; la sicurezza interna, messa a repentaglio dal favoreggiamento dell’illegale permanenza di stranieri nel territorio dello Stato, per quanto riguarda l’altra disposizione), ma sono anche caratterizzate da condotte diverse (non riguardando, quindi, lo “stesso fatto”), poiché l’una è integrata da violenze o minacce finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto, l’altra da condotte – anche atipiche – di favoreggiamento della permanenza sul territorio dello Stato di stranieri extracomunitari in violazione del T.U. sull’immigrazione, al fine di trarne un ingiusto profitto.

Le due fattispecie risultano dunque parzialmente coincidenti, soltanto quanto al fine di profitto, aspetto tuttavia comune a numerosi altri illeciti.

E’ stato dunque affermato il seguente principio di diritto: i reati di cui all’art. 629 c.p. e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 12, comma 5, possono concorrere, in quanto le relative fattispecie incriminatrici sono poste a tutela di beni diversi ed integrate da condotte differenti.

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