Sangue infetto e transazioni: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo boccia l’Italia sui tempi, ma ne salva le leggi

Articolo scritto da Stefania Carrer il 19 Gennaio 2016

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Prima Sezione, 14 Gennaio 2016
A.D. e altri c. Italia, Ricorsi n. 68060/12, 16178/13, 23130/13, 23149/13, 64572/13, 13662/13, 13837/13, 22933/13, 1 3668/13, 13657/13, 22918/13, 22978/13, 22985/13, 22899/13, 9673/13,158/12, 3892/12, 8 154/12 e 41143/12

Il 14 gennaio 2016 la Corte Europea dei Diritto dell’Uomo ha depositato la sentenza relativa al caso A.D. ed altri contro Italia, riguardante 19 ricorsi riuniti, tutti presentati da soggetti danneggiati a seguito di trasfusioni di sangue infetto.

La Corte  ha riscontrato la violazione del diritto alla vita in senso processuale, sancito dall’articolo 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, condannando lo Stato Italiano alla corresponsione di ingenti importi a ciascuno dei ricorrenti legittimati, a titolo di danno morale. Tale violazione è integrata dall’ irragionevole durata dei procedimenti giudiziari e transattivi intrapresi dai ricorrenti  per vedersi riconosciuto il proprio diritto al risarcimento del danno da lesioni post-trasfusionali nei confronti del Ministero della Salute.

Il presente contributo analizza questa pronuncia, svolgendo delle considerazioni sulle recenti misure introdotte dallo Stato Italiano per deflazionare il vasto contenzioso pendente, alla luce della valutazione non sfavorevole delle stesse compiuta dai giudici di Strasburgo.

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