Diritto di critica e diffamazione: la sentenza di assoluzione nei confronti di Marco Tronchetti Provera

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 6 febbraio 2016

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Tribunale di Milano, ud. 21 ottobre 2015, dep. 21 dicembre 2015
Sez. IV penale,  Giudice Monica Amicone

Segnaliamo il deposito delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano con la quale Marco Tronchetti Provera è stato assolto dalla accusa di diffamazione nei confronti di Carlo De Benedetti.

In punto di diritto, la sentenza analizza l’esimente del diritto di critica nel reato di diffamazione soffermandosi sull’elaborazione giurisprudenziale relativa ai noti requisiti della verità dei fatti, della continenza e dell’interesse sociale.

Con riferimento, in particolare, al requisito della verità dei fatti, il Tribunale ha richiamato la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo secondo cui occorre distinguere tra “giudizio di fatto” e “giudizio di valore“: mentre l’esistenza del fatto può essere soggetta a prova, infatti, il giudizio di valore non può esserlo, poiché la richiesta di dimostrare la verità di un giudizio di valore determina un evidente effetto dissuasivo sulla libertà di informare.

L’espressione di un giudizio (nel caso di specie si trattava di valutare l’espressione «De Benedetti fu allontanato dalla Fiat» pronunciata da Tronchetti Provera), «seppur non esatto con riferimento all’effettiva natura dell’uscita di De Benedetti dalla Fiat», è pur sempre la comunicazione di una opinione, rispetto alla quale – trattandosi di espressione del diritto di critica«il momento determinante si realizza non nella narrazione dei fatti ma nella valutazione dei medesimi, ove il rispetto della verità assume un rilievo più affievolito rispetto al diritto di cronaca (ove è determinante la narrazione)».

Il fatto che la stampa dell’epoca abbia sintetizzato l’uscita di De Benedetti dalla Fiat come «involontario epilogo di uno scontro con la proprietà» – si legge nella sentenza – «ovviamente non comporta la veridicità della notizia ma ben può aver costituito per l’imputato una riprova della attendibilità della suddetta circostanza».

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