L’Italia tra i primi posti nella classifica stilata dal Consiglio d’Europa sul ritardo nell’esecuzione delle sentenze della CEDU.

Articolo scritto da Veronica Manca il 15 Febbraio 2016

Report of Committee on Legal Affairs and Human Rights, 9 September 2015
Implementation of judgments of the European Court of Human Rights (doc. 13689)

Il 9 settembre 2015 è stato presentato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa l’ottavo rapporto sullo stato dell’esecuzione delle sentenze della Corte EDU da parte degli Stati nazionali.

Secondo il Relatore, Klaas de Vries, la situazione emersa all’interno degli 8 Stati esaminati (e rispettivamente Bulgaria, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania, Russia, Turchia e Ucrania) non è sempre sinonimo di effettività ed efficienza: infatti, secondo il rapporto, tali Stati presenterebbero delle forti lacune ed inefficienze nel garantire la pronta e corretta esecuzione delle pronunce della Corte di Strasburgo.

Con particolare riferimento all’Italia, il Relatore evidenzia come le principali criticità del sistema italiano deriverebbero dall’eccessiva durata dei processi, dallo stato di detenzione e dalle condizioni a cui vengono sottoposti i detenuti in esecuzione di pena e dall’espulsione degli stranieri: tali fattori sarebbero la causa delle violazioni dei diritti umani lamentate dinnanzi ai giudici di Strasburgo, le cui pronunce, però, tendono ad essere eseguite con un ulteriore eccessivo ed ingiustificato ritardo.

Per ovviare a tali inefficienze, il Relatore propone l’istituzione di un Sottocomitato per accertare l’effettivo impatto delle misure richieste dal Comitato dei Ministri sul piano nazionale e la previsione di un sistema interno allo Stato per monitorare gli effetti delle misure generali adottate in modo da fornire al Comitato di ministri dati aggiornati e completi.

Si propone, inoltre, l’ipotesi di utilizzare le procedure d’infrazione previste dall’articolo 46, §§ 4 e 5, in ragione delle quali, se uno Stato rifiuta di conformarsi a una sentenza della Corte EDU, dopo aver messo in mora lo Stato, a maggioranza dei due terzi, il Comitato può adire direttamente la Corte.

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