Le motivazioni del Tribunale di Monza sul cd. “sistema Sesto” – Trib. Monza, 2/3/2016

Articolo scritto da Mattia Miglio il 7 Marzo 2016

Tribunale-Monza

Tribunale di Monza, Sezione Penale, 2 marzo 2016 (ud. 10 dicembre 2015)
Giudici Airò (Presidente), Barbara, Sechi

Pubblichiamo, in considerazione dell’interesse mediatico della vicenda, le motivazioni depositate lo scorso 2 marzo dal Tribunale di Monza, mediante le quali il Collegio giudicante ha mandato assolti diversi imputati, tra i quali l’ex Presidente della Provincia di Milano.

Riservando ad altra sede una puntuale analisi delle argomentazioni di fatto e di diritto proposte dal Tribunale monzese, ci si limita a riportare i passaggi salienti della pronuncia.

In estrema sintesi, il Tribunale di Monza afferma l’esistenza di un c.d. “Sistema Sesto”, bollato come “quel sistema di illecito finanziamento della politica e di mercimonio delle funzioni pubbliche […] da intendersi come “luogo di incontro” tra gli interessi  di imprenditori spregiudicati, pronti ad “oliare” gli ingranaggi della pubblica amministrazione sestese per realizzare speculazioni immobiliari milionarie sulle aree industriali dismesse più vaste d’Europa, le esigenze di finanziamento della politica […] e gli appetiti voraci di amministratori e dipendenti pubblici, che videro negli interventi edilizi realizzabili su quelle aree un’irripetibile occasione di illecito arricchimento” (p. 23).

Sennonché, stante l’insufficienza di prove a sostegno dell’ipotesi accusatoria, il Tribunale ha mandato assolti tutti gli imputati, pur precisando che alcuni elementi emersi in sede dibattimentale hanno certamente costituito “un indizio della vischiosità (se non della illiceità) di quei rapporti e dell’inopportunità di quelle relazioni intrattenute per anni da pubblici amministratori” (p. 54).

Tale vischiosità, tuttavia, si è arrestata solamente “alla sfera dell’etica” (p. 54) senza mai approdare nel terreno del “penalmente rilevante, unico terreno su cui questo Collegio è tenuto a pronunciarsi e rispetto al quale non può che evidenziarsi […] l’insufficienza delle prove raccolte a sostegno dell’ipotesi accusatoria” (p. 54).

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