Gli argomenti del diritto. L’argomento psicologico (o ricorso alla volontà/intenzione del legislatore concreto).

Articolo scritto da Giulio Corato il 27 Aprile 2016

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Per la sezione ‘Ars Interpretandi‘, il primo appuntamento ha ad oggetto l’argomento psicologico o dell’intenzione del legislatore, ossia l’argomento per cui a ciascun enunciato normativo deve essere attribuito il significato che corrisponde alla volontà dell’emittente o autore dell’enunciato, cioè del legislatore in concreto, del legislatore storico.

Il fondamento di questo argomento risiede nella dottrina imperativistica della legge, nella dottrina cioè per cui la legge è un comando, rivolto dal superiore all’inferiore: il comando si manifesta in un documento, e attribuire significato al documento vuol dire risalire alla volontà di cui il documento è espressione.

Si tratta di un argomento interpretativo antichissimo, in quanto ovvio modo di attribuire significato ai documenti normativi in tutte le organizzazioni in cui simili documenti esprimono – o si presume che esprimano – la volontà di un singolo. Nelle culture giuridiche moderne, questa dottrina trova compiuta elaborazione nel volontarismo proprio di alcuni teorici dell’assolutismo dei secoli XVII e XVIII in modo particolare di PUFENDORF; ed ha trovato un notevole sostegno nella successiva dottrina della c.d. separazione dei poteri per cui il giudice non ricorre alla propria volontà.

Più sovente la dottrina impertivistica del diritto combinata con quella della separazione dei poteri ha indotto gli operatori giuridici a privilegiare l’argomento psicologico nel motivare e proporre decisioni in base a norme preesistenti, ritenendo così di assicurare la fedeltà alla legge e la deresponsabilizzazione politica del giudiziario.

Tutta la cultura positivistica continentale della prima metà dell’Ottocento, in Francia con la Scuola dell’Esegesi prima per fedeltà a Napoleone poi per esigenze di preservazione della sua opera legislativa, e nell’area germanica per ragioni politiche almeno presso i giuristi liberali (diffidenti della Scuola storica), privilegiò – o comunque valutò molto – l’argomento psicologico e l’uso dei lavori preparatori.

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