Referendum costituzionale, 4 dicembre 2016. Intervista doppia a Roberto Bin e Ugo De Siervo

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 27 settembre 2016

in Giurisprudenza Penale Web, 2016, 9 – ISSN 2499-846X

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A cura di Lorenzo Roccatagliata

Il Consiglio dei Ministri di ieri 26 settembre ha finalmente stabilito che il referendum per l’approvazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi si terrà il 4 dicembre prossimo. Quel giorno i cittadini italiani saranno chiamati a decidere se apportare sensibili modifiche alla Costituzione, ovvero mantenerla nel suo testo attualmente vigente.

Qualora fosse approvata, la Riforma oggetto del quesito referendario avrebbe un impatto invero significativo sull’organizzazione dello Stato, ed in particolare sul potere legislativo, giacché esso verrebbe in larga parte affidato ad un solo organo, la Camera dei Deputati, con conseguenze di rilievo in termini di rappresentatività ed efficienza.

Il voto che ci accingiamo ad esprimere, è bene chiarirlo, ha natura confermativa e non abrogativa. Non si tratta infatti di referendum a norma dell’art. 75 Cost., che serve per abrogare le leggi dello Stato, ma di referendum cosiddetto confermativo ai sensi dell’articolo 138 comma 2 Cost., tramite il quale gli elettori sono chiamati a dare definitiva approvazione ad una legge predisposta dal Parlamento e non ancora in vigore.

Occorre altresì precisare che questo tipo di referendum è libero dal vincolo di un quorum partecipativo, con la conseguenza che il risultato affermativo o negativo sarà valido indipendentemente dai numeri di affluenza al voto.

In prospettiva storica, va poi ricordato che l’appuntamento del 4 dicembre cade all’indomani di recenti referendum nazionali ed internazionali, dagli esiti tanto sorprendenti quanto infine criticati. Ricorderà il lettore le voci recentemente levatesi, e per vero non ancora taciutesi, di critica all’istituto stesso del referendum; alcuni sostengono che l’elettore raramente giunge all’urna con un’idea chiara e precisa di ciò che approva o abroga, delle conseguenze del proprio voto; altri invece che i quesiti sottoposti sono spesso troppo tecnici o mal scritti.

Dando seguito a queste voci, il referendum e gli altri strumenti di partecipazione diretta andrebbero proposti ed utilizzati nei soli casi in cui la materia sia particolarmente chiara e la scelta intimamente legata all’etica di ciascun individuo. In quest’ottica, per esempio, temi quali aborto e divorzio sarebbero stati giustamente sottoposti al voto dei cittadini, mentre la revisione della Costituzione andrebbe lasciata ai tecnici nella penombra delle Commissioni parlamentari.

Giurisprudenza Penale si oppone a questa visione, ed anzi ritiene che, con la debita informazione, ogni cittadino elettore possa sviluppare e tradurre in voto una propria ragionata opinione su qualunque legge o proposta di riforma. Ciò deve e può valere tanto più nel caso in cui oggetto di riforma sia la Costituzione, cioè la Legge Fondamentale dello Stato, che riconosce i diritti dell’uomo e che organizza i poteri pubblici: nessun testo più di questo riguarda direttamente i cittadini.

Alla luce di tali considerazioni, pur trattandosi di una rivista dalla vocazione schiettamente giuspenalistica, Giurisprudenza Penale ha deciso di uscire per un attimo dal proprio perimetro di studio e di offrire un servizio utile al lettore, giurista e non, al fine di renderlo pienamente edotto del contenuto della riforma.

Nei giorni passati, la Redazione ha raccolto una intervista doppia, più sotto allegata, da due esperti costituzionalisti di prestigio indiscusso, che nei mesi passati hanno pubblicamente manifestato l’uno il favore e l’altro il dissenso alla riforma.

Si tratta di Roberto Bin, Professore ordinario di diritto costituzionale, che sostiene le ragioni del sì, e di Ugo De Siervo, Presidente emerito della Corte costituzionale, che al contrario sostiene le ragioni del no. Cogliamo sin d’ora l’occasione per ringraziare di cuore i due specialisti per averci dedicato tempo ed energie.

Ponendo ad entrambi identiche domande sui punti principali della nuova legge e raccogliendo opposte risposte, crediamo dunque, in modo perfettamente imparziale, di agevolare il cittadino elettore alla formazione di una precisa opinione da esprimere in modo consapevole e responsabile nel segreto dell’urna.

Contestualmente alle due interviste, per una analisi ancora più approfondita, alleghiamo due documenti ufficiali pubblicati dalla Camera dei Deputati, uno di sintesi del contenuto della riforma, l’altro recante la Costituzione vigente ed il testo a fronte della Riforma.

Da ultimo, indichiamo il testo del quesito, così come approvato lo scorso 8 agosto dall’Ufficio Centrale per il referendum della Corte di Cassazione:

«Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

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