La ludopatia può, a determinate condizioni, integrare l’ipotesi del vizio di mente: una breve analisi alla luce di una recente sentenza

Articolo scritto da Giulio Magliano il 19 Gennaio 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 1 – ISSN 2499-846X

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Cassazione Penale, Sez. III, 24 ottobre 2016 (ud. 13 ottobre 2016), n. 44659
Presidente Davigo, Relatore Alma

L’Autore commenta una recente pronuncia della suprema Corte secondo cui, ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente, anche i “disturbi della personalità” possono rientrare nel concetto di “infermità“, purché siano di consistenza, intensità e gravità tali da incidere concretamente sulla capacità di intendere o di volere, escludendola o scemandola grandemente, e a condizione che sussista un nesso eziologico con la specifica condotta criminosa (nella specie, il ricorrente era affetto da ludopatia, disturbo borderline della personalità riferibile all’incontenibile impulso al gioco d’azzardo al punto che tutte le somme provento dei reati in contestazione erano state da lui utilizzate per assecondare il vizio del gioco e non per altri scopi personali).

Come citare il contributo in una bibliografia:
G. Magliano, La ludopatia può, a determinate condizioni, integrare l’ipotesi del vizio di mente: una breve analisi alla luce di una recente sentenza, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 1

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