Lettere dal carcere. Resoconto del Convegno “Contro la pena di morte viva. Per il diritto a un fine pena che non uccida la vita” di Ristretti Orizzonti

Articolo scritto da Michele Passione il 25 Gennaio 2017

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un resoconto, a firma dell’Avvocato Michele Passione, del convegno organizzato da Ristretti Orizzonti, dal titolo “Contro la pena di morte viva. Per il diritto a un fine pena che non uccida la vita. Giornata di dialogo con ergastolani, detenuti con lunghe pene, e con i loro figli, mogli, genitori, fratelli e sorelle“, tenutosi il 20 gennaio 2017 all’interno della Casa di reclusione di Padova

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Lettere dal carcere

Sono una delle centinaia di persone che lo scorso 20 gennaio si sono messe in fila per entrare al Due Palazzi, e che per otto ore, nel freddo glaciale, hanno ascoltato parole di donne e uomini capaci di dire, senza infingimenti, pezzi di storie dolenti, ma piene di dignità e speranza.
Questo non è un resoconto di quanto si è detto ; come per il surrealismo di Magritte, che mette in discussione la possibilità rappresentativa dell’immagine, allo stesso modo a Padova ho assistito, semplicemente ascoltando, all’apparente paradosso di uno scambio in un luogo, un carcere, ove (come ha ricordato Luigi Manconi) «massimo è il rispetto per la legalità e l’amore per la Costituzione, dove più si ha fiducia nella Giustizia», che dunque consegna un quadro diverso da quello che si è abituati ad avere della realtà carceraria.
Forse l’immagine che meglio restituisce l’intensità di quanto accaduto è quella della «palla di parole», disordinatamente evocativa di tutto quanto ha attraversato il tempo di questo incontro : impegno, inciampo, fatica, giustizia, riparazione, pena, partecipazione, conoscenza, dignità, proporzione, occasione, società, verità, racconto, ascolto.
Senza voler tradire la premessa, chè un procedere per citazioni servirebbe a poco, e farebbe torto a tutti quelli che hanno detto parole tirate fuori con fatica (su tutti, i parenti dei prigionieri, anch’essi imprigionati), provo a riallacciare qualche filo.
«L’idea che è necessaria una polizia nel carcere sottende il concetto che con l’esecuzione della pena non inizia il periodo di risoluzione del conflitto, , ma vi è la prosecuzione di esso…..la giustizia penale si struttura senza l’idea di un intervento sociale».
A queste considerazioni, pienamente condivisibili (pronunciate da Francesco Cascini), la giornata del 20 gennaio restituisce non solo la forza del loro significato, ma per converso l’immagine di una platea composta da uomini in divisa accanto ai detenuti, che come loro, come noi tutti, hanno ascoltato per ore tutto ciò che accadeva, e che (sia pure intramoenia) hanno saputo essere intervento sociale.
E’ emersa forte la necessità di superare automatismi ottusi, per dare spazio alle persone, ai loro percorsi di vita, ai loro inciampi, alla volontà di rialzarsi. Occorre trovare parole diverse per raccontare, che sappiano allo stesso modo disvelare il percorso compiuto, dall’inizio alla fine, da quando il patto sociale si è infranto a quando si è ricucito.
E’ emersa l’esigenza, anche da parte della Politica, di trovare diverse risposte : ago e filo, capaci di ricucire ferite, cauterizzarle, senza cancellarle.
Osare l’inosabile, spes contra spem; una Giustizia Riparativa, non solo punitiva. Piuttosto che ergastolo; parola terribile.
«Sono contro l’ergastolo, innanzitutto perche non riesco a immaginarlo», diceva Pietro Ingrao. Eppure, le voci delle donne, madri, figlie, sorelle, hanno detto di vite spezzate, e private di ogni speranza, per le quali la violenza dello Stato è stata la risposta, uguale e contraria, al Comandamento violato.
Altre, di chi ci è passato, e poi si è ripreso la sua vita, ci hanno detto della vicinanza della pena perpetua a qualle capitale, perchè anche la prima, come quella a morte, è totalmente nelle mani delle istituzioni ; in fondo, per tornare ai paradossi, tutti sanno che l’ergastolo è ontologicamente contrario alla Carta, pur essendo stato ritenuto compatibile con essa perche tende a non esistere, per effetto di una potenziale, ipotetica, liberazione condizionale.
I numeri dicono altro, e sono terribili. Essendo Giudice delle Leggi, non del fatto, forse bisognerebbe tornare a Corte. Detenuti, familiari, magistrati, avvocati, politici, garanti, professori, giovani e anziani ; per ore, per una volta, si dice e si ascolta, senza urlare, con parresia si pongono domande che hanno bisogno di tempo.
Ornella dà spazio a tutti, ed a tutti chiede rispetto per la voce dell’altro ; emergono aporie, stimoli, condivisioni e contrasti, ma nessuno si parla addosso, e nulla sembra esaurirsi in quel che si è detto. Rimane prepotente il desiderio e l’esigenza di non disperdersi con la fine dell’incontro, secondo quanto richiesto da Ristretti, ma di tenere stretta la riflessione svolta.
In fondo, fare Politica significa, proprio ed esattamente, creare le condizioni per il cambiamento.
In molti, chiedono che il Governo stralci le norme penitenziarie dal DDl al Senato, convinti che sia giusto concentrarsi su quel che si può fare, hic et nunc, piuttosto che rimandare.
Aggiungo una sola annotazione personale : realisticamente, sono d’accordo, ma da tempo sono convinto che l’esecuzione penale dovrebbe ricevere sempre una lettura di sistema, non essere considerata come un mondo a parte, poichè altrimenti si corre il rischio di non interrogarsi mai sulle cause, escogitando risposte che da queste prescindono.
Usciamo alle 17, e c’è ancora luce.
Oggi è San Sebastiano, che strappa un’ora all’inverno.
Per aspera ad astra.

E’ possibile riascoltare il Convegno su Radio Radicale:

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