Violenza domestica e inerzia delle autorità: la Corte EDU condanna l’Italia

Articolo scritto da Maria Francesca Cucchiara il 6 marzo 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 3 – ISSN 2499-846X

corte-europea

Corte EDU, Sezione Prima, Sentenza Talpis c. Italia,  2 marzo 2017, ric. n. 41237/14

Con la sentenza in esame la Corte EDU ha condannato l’Italia per la violazione degli articoli 2 (Diritto alla vita), 3 (Divieto di trattamenti disumani e degradanti) e 14 (Divieto di discriminazione) CEDU, in quanto le autorità italiane, omettendo di agire tempestivamente dinanzi alla denuncia della ricorrente, vittima di violenza domestica, e di condurre diligentemente il relativo procedimento penale, hanno determinato una situazione di impunità, che ha favorito la reiterazione delle condotte violente, fino a condurre al tentativo di omicidio della donna e all’omicidio del figlio della stessa.

La decisione pone in rilievo come, in materia di violenza domestica, il compito di uno Stato non si esaurisca nella mera adozione di disposizioni di legge che tutelino i soggetti maggiormente vulnerabili, ma si estenda ad assicurare che la protezione di tali soggetti sia effettiva, l’inerzia delle autorità nell’applicare tali disposizioni di legge risolvendosi in una vanificazione degli strumenti di tutela in esse previsti.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. F. Cucchiara, Violenza domestica e inerzia delle autorità: la Corte EDU condanna l’Italia, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 3

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