Encarcelamiento masivo y criminalización de la pobreza en Chile. Propuestas para una nueva Constitución.

Articolo scritto da Silvio Cuneo il 12 Aprile 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 4 – ISSN 2499-846X

Introduzione a cura di Alessandra Macillo

La carcerazione di massa è un fenomeno che caratterizza tristemente le società occidentali contemporanee, nonostante ad esso non corrispondano effettivi aumenti negli indici di delinquenza. Sembra così che il punitivismo penale, all’origine della carcerazione massiva, sia piuttosto il precipitato di una precisa scelta politica, che dietro istanze sicuritarie nasconde un intento discriminatorio di controllo sulle classi meno abbienti e socialmente emarginate.

Queste considerazioni di fondo rappresentano il quadro di riferimento entro cui si analizza l’attualità carceraria in Cile, che presenta oggigiorno tassi estremamente elevati di carcerazione.  Il meccanismo di criminalizzazione della povertà e delle minoranze indigene presenta, infatti, in questo paese tratti di particolare aggressività. Ciò sembra dovuto al fatto che l’uso propagandistico e populista del diritto penale, che oggi accomuna la comunicazione massmediatica a livello globale, in Cile non trova quel limite invalicabile che negli Stati socialdemocratici di diritto, in particolare europei, è rappresentato dalla Costituzione. Di fatti, la Costituzione cilena sembra piuttosto essere espressione del clima istituzionale di matrice dittatoriale entro cui fu adottata, rappresentando oggi non un limite all’arbitrio del potere, quanto una sua formale legittimazione, cui facilmente si sono adattati anche i successivi governi democraticamente eletti.

Da qui l’esigenza di ritornare su quel testo, affinché accolga e riconosca i principi fondamentali del diritto penale garantista come patrimonio indisponibile di diritti dell’uomo, indicando in particolare precisi limiti al ricorso agli strumenti di criminalizzazione e di privazione della libertà personale. Sono, infatti, quei limiti a rappresentare la distanza tra la violenza illegittima dell’arbitrio e la forza coercitiva del diritto. Ed è per questo che quando il rispetto della dignità e del valore della persona si atteggiano quali graziose concessioni del potere, revocabili e disponibili, nei confronti del delinquente, è la società intera a trovarsi in balìa dell’arbitrio: in essa si troveranno sudditi, ma non esseri umani.

Come citare il contributo in una bibliografia:
S. Cuneo, Encarcelamiento masivo y criminalización de la pobreza en Chile. Propuestas para una nueva Constitución, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 4

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