“Sussulti” giurisprudenziali in tema di costituzione di parte civile nel processo de societate: il caso Ilva riscopre un leitmotiv del processo 231

Articolo scritto da Matteo Riccardi il 25 aprile 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 4 – ISSN 2499-846X

Corte di Assise di Taranto, ordinanza 4 ottobre 2016
Presidente Pietrangelo

La tematica concernente l’ammissibilità della costituzione di parte civile nel processo per l’accertamento della responsabilità da reato (rectius, da illecito amministrativo dipendente da reato) dell’ente, così come concepito dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, ha rappresentato per anni, fin dall’entrata in vigore della suddetta disciplina, una problematica cui dottrina e giurisprudenza si sono dedicate con particolare vigore interpretativo. Lo sforzo profuso in tali sedi – in uno con la sterminata produzione letteraria che ne è seguita – pareva aver contribuito a una definitiva sistematizzazione della questione, relegata, quantomeno successivamente all’intervento della “triade” di pronunce delle supreme corti (nazionali ed europea), a reperto storico nel panorama dell’elaborazione in materia “231”. Senonché, la fluidità e la magmaticità delle correnti giurisprudenziali sembrano aver riportato “a galla” l’annosa controversia, proprio in occasione di una delle vicende giudiziarie che, alla luce degli interessi coinvolti, si annovera tra le più eclatanti e sensibili dell’ultimo decennio.

Al fine di delimitare correttamente il tema oggetto di trattazione, è opportuno premettere – com’è peraltro ben noto a tutti – che la costituzione di parte civile di cui si discorre in questa sede assume rilievo sotto forma di avanzamento della pretesa risarcitoria del soggetto danneggiato direttamente nei confronti dell’ente, intendendosi fare riferimento, cioè, all’ingresso della parte civile all’interno di quella vicenda processuale che – pur viaggiando, di regola, di pari passo al processo instaurato nei confronti dei soggetti-persone fisiche autori del reato presupposto – mantiene una propria autonomia, talora marcatamente derogatoria rispetto alle regole del Codice di procedura penale, ponendosi quale fonte di norme processuali che costituiscono un vero e proprio “microcodice”. Tale premessa, peraltro, non esclude, sotto un profilo comunque affine, la configurabilità di una responsabilità soltanto indiretta dell’ente, nella veste di responsabile civile citato nel processo “ordinario” quale coobbligato in solido in relazione ai danni derivanti dal fatto commesso dalla persona fisica.

La ricerca di una soluzione a tale quesito – che è destinata a riverberare effetti di non poco momento sulle vicende del processo all’ente e, in ultima analisi, sulla posizione di quest’ultimo – per effetto anche del contributo apportato da casi giudiziari di notevole rilevanza, ha prodotto una vera e propria frattura tra i sostenitori della configurabilità della anzidetta pretesa risarcitoria verso l’ente e coloro che, invece, negano alla radice una simile possibilità. La questione ha così dato origine a una lunga e accanita querelle tra gli interpreti che, seppur arricchita dai più autorevoli contributi, non sembrava destinata a trovare una definitiva composizione in assenza di una netta e univoca presa di posizione del formante giurisprudenziale.

Come brevemente anticipato, soltanto in tempi piuttosto recenti la controversia pareva aver raggiunto un (illusorio) epilogo, grazie all’intervento dei supremi organi giurisdizionali, nazionali e sovranazionali che, esprimendosi favorevolmente all’approccio più restrittivo, sembravano aver sancito il definitivo esaurimento del relativo dibattito. Tuttavia, il punto di equilibrio così faticosamente raggiunto è stato sorprendentemente rimesso in discussione da una recente pronuncia, resa nel processo relativo al caso Ilva di Taranto, la quale – se non altro per la risonanza mediatica e “politica” della decisione – assesta un duro colpo alla tesi della inammissibilità della costituzione di parte civile nel sistema “231”. Il presente contributo, pertanto, intende ripercorrere i “sentieri” interpretativi disegnati dal formante dottrinale e giurisprudenziale, individuando schematicamente gli argomenti posti a sostegno delle rispettive tesi, nella prospettiva di fornire un giudizio circa la coerenza e la desiderabilità della soluzione offerta dalla corte tarantina.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Riccardi, “Sussulti” giurisprudenziali in tema di costituzione di parte civile nel processo de societate: il caso Ilva riscopre un leitmotiv del processo 231, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 4

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