ARTICOLIDIRITTO PENALEDIRITTO PROCESSUALE PENALETesi di laurea

Aspetti sostanziali e processuali della lotta alla criminalità organizzata (Tesi di laurea)

Prof. relatori: Alessandro Spena – Lucia Parlato

Ateneo: Università degli Studi di Palermo

Anno accademico: 2015-2016

Il presente lavoro vuole rappresentare una disamina di quelli che sono stati gli interventi legislativi, ritenuti più significativi, in tema di criminalità organizzata e, più specificamente, di quella mafiosa. Si tratta in realtà di una complessa disciplina che finisce per interessare molte branche del diritto (CAP. I, par. I). Si ricorda al riguardo la legge n. 1720 del 1962, nota per essere stata la prima ad impiegare il termine mafia, istitutiva di una commissione parlamentare volta allo studio e il monitoraggio del fenomeno.

All’interno di questo percorso storico si faranno avanti delle esigenze di politica criminale, che culmineranno con l’adozione della fattispecie di associazione di tipo mafioso (CAP. I par. II). La norma incriminatrice, cardine in tema di associazioni di tipo mafioso per l’importanza da questa rivestita all’interno dell’ordinamento giuridico, è stata oggetto di particolare attenzione (CAP. II) specie nella querelle sulla configurabilità del c.d. concorso esterno (CAP. III).

Si profila, dunque, un intervento aperto dello Stato sul piano del diritto penale sostanziale, il quale costituisce certamente l’extrema ratio in un ordinamento di stampo liberale democratico, qual è il nostro. Tuttavia, la disciplina delle misure di prevenzione e l’introduzione di fattispecie incriminatrici ad hoc non rappresentano, alla luce del presente studio, gli unici strumenti utilizzati dal legislatore per contrastare i fenomeni criminali organizzati. La pericolosità e complessità delle suddette organizzazioni ha, infatti, richiesto un adeguamento anche sul piano processuale, esigenza ben nota agli operatori che si sono trovati a fronteggiare il fenomeno fuori e dentro le aule di giustizia (CAP. IV., par. I). Ecco, allora, che si delinea un sottosistema processuale, c.d. doppio binario, dove il processo non è affatto strumento neutro, non per la mafia ne tanto per lo Stato. Un sottosistema che in questa sede è stato delineato nelle sue linee principali (CAP. IV., par. II).

Non si è tralasciato di entrare più nel dettaglio di questa vasta disciplina processualista, che si distingue dal normale iter processuale sin dal momento dell’acquisizione della notitia criminis, la quale va “immediatamente” comunicata al P.M. per la conduzione delle indagini preliminari, dominata da norme del tutto peculiari (CAP. IV, par. III). Sul punto, una delle esigenze politiche criminali più risalente ed radicata risulta essere quella del coordinamento tra i diversi uffici della autorità giudiziaria (CAP. IV, par. III. I e II) e di polizia (CAP. IV, par. III. III). Per dare conto della complessità della disciplina relativa all’accertamento dei fatti di criminalità organizzata, che si spinge a conformare tutto il sistema processuale e finanche quello penitenziario, si è deciso di approfondire la tematica della prova rappresentativa che, nella singolarità delle relative norme, ne è esempio emblematico (CAP. IV, par. IV). All’interno dell’elaborato è possibile rinvenire, in linea continua, la tesi per la quale detti interventi rappresentano un cosciente e valido strumento di contrasto alla criminalità organizzata e particolarmente a quella mafiosa, pur proponendosi diverse riflessioni giuridiche e prospettive de iure condendo.