Bancarotta e pene accessorie: sollevata questione di legittimità costituzionale

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 10 luglio 2017

Cassazione Penale, sez. I, ud. 6 luglio 2017

Diamo immediata notizia della decisione con cui la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 216 u.c. e 223 u.c. L. Fall., in relazione agli articoli 3, 4, 41, 27 e 117 Cost. – quest’ultimo in relazione agli artt. 8 Cedu e 1 prot. n. 1 Cedu – nella parte in cui prevedono che alla condanna per uno dei fatti previsti in detti articoli conseguono obbligatoriamente, per la durata di dieci anni, le pene accessorie della inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e della incapacità ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

La questione riguarda, dunque, la legittimità delle norme citate (l’ultimo comma dell’art. 216 L. Fall. dispone che “salve le altre pene accessorie, di cui al capo III, titolo II, libro I del codice penale, la condanna per uno dei fatti previsti nel presente articolo importa per la durata di dieci anni l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale e l’incapacità per la stessa durata ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa“) nella parte in cui sanciscono la pena accessoria interdittiva della durata fissa di dieci anni, quale che sia la gravità in concreto del reato e l’entità della pena irrogata.

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