L’inosservanza dei termini finali nel giudizio immediato tra lacune legislative ed aporie interpretative (Tesi di laurea)

Articolo scritto da Gaia Guardascione il 24 settembre 2017

Prof. relatore: Clelia Iasevoli

Ateneo: Università degli Studi di Napoli Federico II

Anno accademico: 2016-2017

Il principio della ragionevole durata del processo penale consiglia di utilizzare le formalità processuali solo quando queste siano funzionali ad effettive garanzie difensive.

La strada percorsa dal legislatore è stata quella dell’amputazione di ciò che non è funzionale: si è cercato di realizzare con i riti alternativi l’efficienza processuale che consente, poi, lo svolgimento di un processo garantito. Il fondamento dei “riti speciali” va individuato dunque nell’esigenza di funzionalità del processo. La necessità di assicurare efficienza e garanzia opera sul binomio struttura-funzione affidando alla prima la realizzazione, per diverse vie, della seconda.

La finalità dell’economia processuale è propria anche del giudizio immediato, il cui scopo primario è quello di giungere immediatamente al dibattimento semplificando l’iter procedimentale ordinario. In particolare, rispetto al rito ordinario, vengono elise le prerogative difensive legate all’avviso di conclusione delle indagini preliminari e soprattutto le garanzie dell’udienza preliminare, quale momento di controllo giurisdizionale sul corretto esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero.

La ragion d’essere del rito è dunque strettamente connessa al rispetto dei presupposti e delle condizioni formali legislativamente imposte, pena la sottoposizione dell’imputato ad una limitazione del diritto di difesa costituzionalmente ingiustificata.

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