Market abuse e trading ad alta frequenza (Tesi)

Articolo scritto da Matteo Fagioli il 5 ottobre 2017

Relatore: Dott. Ennio Alagia

Ateneo: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Master di II Livello – Diritto Penale d’Impresa)

Anno accademico: 2014 – 2015

Negli ultimi anni, la costante interpolazione tra il progresso tecnologico e il mondo della finanza ha comportato il radicale mutamento delle tradizionali modalità operative di mercato.

Nel quadro de quo, si è assistito alla fioritura di innumerevoli attività di negoziazione basate sull’utilizzo di complessi algoritmi, i quali, partendo dai reali dati di mercato, compiono automaticamente innumerevoli operazioni tramite l’immissione, la modifica o la cancellazione di ordini sulle differenti piattaforme di scambio.

Entro detto alveo si rinviene la categoria del c.d. trading ad alta frequenza o high frequency trading (HFT) di difficile delimitazione a causa dell’estrema eterogeneità e frammentazione con le quali si presenta.

Il presente paper offre, dunque, una rassegna del fenomeno in parola focalizzando l’attenzione, in primis, sugli elementi utili per la sua definizione e sugli studi che ne hanno indagato gli effetti.

Il capitolo successivo, invece, costituisce il nucleo dell’elaborato ove sono analizzati gli interventi normativi proposti a livello comunitario volti alla qualificazione e alla contenzione della fattispecie, con alcuni riferimenti alle misure di policy applicabili in materia.

Il tentativo è quello di proporre spunti di riflessione in merito alle annose questioni sviluppatesi nel corso degli ultimi anni: lo sfruttamento delle pratiche HFT può sussumersi entro novelle forme di abuso di mercato?

E ancora, lo strumento di deterrenza e punizione penale risulta idonea a regolamentare ovvero arginare il fenomeno de quo?

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Categorie: ARTICOLI, DIRITTO PENALE, Tesi di laurea