La responsabilità dei soggetti di fatto nell’ambito dei reati fallimentari: spunti di riflessione

Articolo scritto da Giovanni Sodano il 1 novembre 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 11 – ISSN 2499-846X

Con il presente contributo si tenta di tracciare un quadro complessivo delle principali questioni problematiche afferenti l’individuazione dei centri di imputazione soggettiva dei reati fallimentari, che da sempre costituisce un autentico punctum dolens del diritto penale dell’economia.

Le maggiori criticità derivano, com’è noto, dalla controversa possibilità di estendere sul versante applicativo la responsabilità penale a quei soggetti, che in ambito societario, pur non rivestendo ufficialmente alcuna carica sociale, ne esercitano sotto il profilo fattuale i relativi poteri, con riferimento ai quali dottrina e giurisprudenza si sono affannate nel tentativo di trovare una soluzione efficace e allo stesso tempo rispettosa dei principi generali del nostro ordinamento.

In proposito, si rammenta come l’introduzione dell’art. 2639 c.c., rubricato “Estensione delle qualifiche soggettive”, costituente una delle novità di maggior pregio della riforma dei reati societari del 2006, non sia stata dai più ritenuta dirimente con riferimento al comparto penal-fallimentare e tributario, attesa la limitazione del suo ambito operativo alle fattispecie incriminatrici previste dal Titolo XI del Libro V del Codice Civile.

In attesa che il Legislatore ponga rimedio a questa lacuna, è spettato alla giurisprudenza colmarla attraverso l’elaborazione di soluzioni esegetiche, che, come si tenta di mettere in luce nella trattazione, non sempre sono sembrate convincenti e che, comunque, appaiono allo stato prive di quel grado di uniformità necessario a garantire un’applicazione omogenea e ragionevole della legge penale.

Come citare il contributo in una bibliografia:
G. Sodano, La responsabilità dei soggetti di fatto nell’ambito dei reati fallimentari: spunti di riflessione, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 11

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