Corruzione in atti giudiziari e arbitrato rituale. Le chiusure del G.I.P. di Milano e alcune riflessioni critiche

Articolo scritto da Mario Cotelli il 17 Giugno 2018

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 6 – ISSN 2499-846X

Tribunale di Milano, Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, Decreto, 24 ottobre 2017
Giudice Manuela Accurso Tagano

Con il decreto di archiviazione dello scorso 24.10.2017, il G.I.P. di Milano ha messo fine ad un procedimento penale iscritto per un’ipotesi di reato di corruzione in atti giudiziari ex art. 319-ter c.p. che aveva tratto le proprie mosse dal deposito di un’istanza di ricusazione del Presidente di due Collegi Arbitrali presso l’Ufficio della Procura della Repubblica.

Il provvedimento affronta la questione giuridica relativa alla possibilità di applicare al caso concreto la fattispecie di reato ex art. 319-ter c.p., essendosi l’accordo corruttivo innestato in un procedimento arbitrale, dubbiamente giurisdizionale, fra un privato (Tizio) e un soggetto (il Presidente del Collegio arbitrale),  apparentemente privo delle qualifiche penali richieste dagli artt. 357 e 358 c.p. (cd. “Qualifiche dello Statuto penale della Pubblica Amministrazione”) necessarie ad integrare la fattispecie del reato di corruzione in atti giudiziari passiva (e, più in generale, di tutti i reati previsti dal microsistema della corruzione).

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Cotelli, Corruzione in atti giudiziari e arbitrato rituale. Le chiusure del G.I.P. di Milano e alcune riflessioni critiche, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 6

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