Disastri naturali e responsabilità penale: criticità relative al c.d. processo “grande rischi”

Articolo scritto da Claudio Crispi il 3 luglio 2018

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 7-8 – ISSN 2499-846X

Le questioni sollevate dal c.d. processo “grande rischi” sono molteplici e di vario genere. Le problematiche maggiormente evidenziate attengono all’accertamento del nesso causale, e la prevedibilità dell’evento, aspetti dai quali è possibile desumere un costante scivolamento della responsabilità penale dei soggetti esercenti attività di protezione civile, a seguito del verificarsi di disastri naturali, verso il principio di precauzione, deriva che si evidenzia, inoltre, con riferimento all’individuazione delle regole cautelari cui tali soggetti debbono uniformarsi.

Nell’ottica dell’accertamento del nesso eziologico la ricerca di una legge scientifica di copertura nell’ambito dei condizionamenti piscologici ha condotto sul terreno incerto della causalità psichica nei reati colposi.

Per quel che concerne la prevedibilità è opportuno evidenziare l’evoluzione giurisprudenziale in materia di disastri naturali, attraverso il passaggio dalla prevedibilità dell’evento concreto alla prevedibilità del genere di eventi nel caso del disastro del Vajont, alla prevedibilità dell’evento limite nella vicenda di Sarno, per giungere, infine, al concetto di prevedibilità del rischio di evento in relazione all’evento tellurico che colpì l’Aquila.

La deriva giurisprudenziale di cui sopra comporta il rischio dell’affermarsi della c.d. Protezione Civile difensiva, che condurrebbe gli organi di Protezione Civile a reagire con misure sproporzionate a situazioni anche di modesta entità nell’ottica di un atteggiamento ultraprudenziale, finendo con l’impoverire le attività svolte dalla Protezione Civile stessa.

La costante ricerca di un colpevole ha sempre contraddistinto la materia in questione, basti pensare che a seguito del terremoto dell’Aquila uno studio condotto sull’influenza dei mezzi di comunicazione di massa, nell’ambito della pratica c.d. di framing, ha evidenziato come il 24% degli articoli pubblicati sui quotidiani nazionali evocava la ricerca di un colpevole, un dato secondo solo agli articoli inerenti alle storie delle vittime (27%).

La ricerca di un capro espiatorio, sospinta dal «populismo mediatico» spinge, inoltre, a tentare di individuare le responsabilità su quei soggetti che abbiano posto in essere le condotte più prossime all’evento, riducendo l’arco temporale che ha comportato l’evento stesso e dimenticando che «le catastrofi non dipendono mai da una singola decisione, ma hanno spesso una incubazione molto lunga e più di un responsabile».

Come citare il contributo in una bibliografia:
C. Crispi, Disastri naturali e responsabilità penale: criticità relative al c.d. processo “grande rischi”, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 7-8

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