Le direttive della Procura di Torino sul contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e sulla trattazione degli affari dell’immigrazione nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 11 luglio 2018

Segnaliamo ai lettori – anche in considerazione dell’interesse che le stesse hanno suscitato nella stampa e nell’opinione pubblica in questi ultimi giorni – le linee guida emanate il 9 luglio u.s. dal Procuratore della Repubblica di Torino (dott. Armando Spataro) dal titolo “Direttive per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli Affari dell’Immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone“.

La necessità di tali direttive – si legge nel documento pubblicato sul sito della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino – «trae origine, quanto ai reati commessi per finalità di discriminazione e odio etnico, nazionale, razziale o religioso, dalla loro crescita e, quanto alle procedure di protezione internazionale e tutela umanitaria, dalla esigenza giuridica che esse si svolgano nel pieno rispetto dei diritti costituzionali delle persone immigrate, di cui il pubblico ministero deve essere in ogni contesto garante e dei quali non sono ammissibili limitazioni».

L’immigrazione di massa del resto – continua il documento – «è da anni un fenomeno con cui si convive e che non riguarda certo solo l’Europa ed il Nord Africa: al di là di posizioni estreme, in un senso o nell’altro, occorre uno sforzo, da parte di chi deve occuparsene sul piano giuridico, perché esso sia affrontato con cautela, razionalità e senso istituzionale, tenendo presente che la convenzione di Ginevra relativa allo stato dei rifugiati, approvata il 28 luglio 1951, riconosce il principio del non-refoulement e cioè il divieto di respingere il rifugiato presso luoghi ove la sua vita o la sua libertà potrebbero essere minacciati, con conseguente implicito diritto ad avere accesso alla procedura per l’accertamento dello status di rifugiato».

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