Ddl Bonafede: rischi e opportunità per la lotta alla corruzione

Articolo scritto da Raffaele Cantone il 30 settembre 2018

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 10 – ISSN 2499-846X

Ribattezzato “Spazza-corrotti” da autorevoli esponenti dell’esecutivo, non senza una certa enfasi retorica, il disegno di legge “Misure per il contrasto dei reati contro la Pubblica amministrazione introduce una serie di innovazioni che puntano a rafforzare la lotta alla corruzione lato sensu.

Solo per restare agli aspetti salienti, il ddl emenda infatti più fronti: la repressione penale, tramite un aggravamento del trattamento sanzionatorio, la riformulazione di una fattispecie incriminatrice (traffico d’influenze) con assorbimento delle condotte di un altro delitto contestualmente abrogato (millantato credito) e l’estensione della possibilità di confisca anche ai casi di amnistia o estinzione del processo per intervenuta prescrizione; le sanzioni accessorie, con inasprimento dell’interdizione dai pubblici uffici e dell’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, oltre a un ampliamento dell’ambito di applicazione; le tecniche di investigazione, mediante l’ampliamento della disciplina delle operazioni sotto copertura; estende infine alle associazioni e alle fondazioni cd. politiche la disciplina attualmente prevista in materia di trasparenza dei partiti.

In coerenza con l’appellativo con cui è stato qualificato, grandi aspettative, anche da parte dell’opinione pubblica, si sono addensate sugli effetti che il disegno di legge saprà produrre. Se nel complesso il giudizio di merito può essere sostanzialmente favorevole, sia pure con qualche riserva, per le ragioni che vengono illustrate nel contributo, le proprietà “taumaturgiche” attribuite al ddl rischiano tuttavia di sovraccaricare il provvedimento di previsioni eccessive.

Come citare il contributo in una bibliografia:
R. Cantone, Ddl Bonafede: rischi e opportunità per la lotta alla corruzione, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 10

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