Il divieto di perizia psicologica sull’imputato (Tesi di laurea)

Articolo scritto da Francesca Michetti il 11 novembre 2018

Prof. relatore: Paolo Moscarini

Prof. correlatore: Maria Lucia Di Bitonto

Ateneo: Università Luiss Guido Carli di Roma

Anno accademico: 2015-2016

L’ impiego della perizia psicologica nel processo penale rappresenta un tema assai controverso nel dibattito giuridico, soprattutto in ambito processual-penalistico.

Il processo penale è ricco di implicazioni psicologiche. Pertanto, il contributo dello psicologo, veicolato nel processo penale mediante l’istituto della perizia, risulta molto utile nella comprensione delle dinamiche emozionali del soggetto e dei suoi meccanismi psicologici.

Negli ultimi anni, poi, è in atto una profonda modificazione del panorama delle malattie mentali: oggi, infatti, tende ad affermarsi una concezione più ampia di “infermità”, non più su base esclusivamente organica, bensì di carattere psicologico, relazionale e sociale.

Tuttavia, il rapporto tra la psicologia e il diritto non è dei migliori: da sempre, invero, le scienze umane, quali la psicologia e la criminologia, vivono una condizione di sospetto e sfiducia legislativa. In particolare, la possibilità di impiegare le tecniche d’indagine collaudate dalla psicologia al fine di una diagnosi sulla personalità dell’imputato è questione ampiamente dibattuta in dottrina e giurisprudenza.

Finora, esigenze di garanzia dell’imputato hanno prevalso sull’opportunità di introdurre la perizia psicologica nel processo di cognizione. Invero, dopo una fase di iniziale apertura verso l’apporto delle scienze psicologiche e criminologiche in sede processuale, vissuta alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, nella seconda metà degli anni ’80, l’indagine sulla personalità dell’imputato è stata nuovamente esclusa dalla fase di cognizione; mentre è stata ammessa in sede d’esecuzione e nel procedimento minorile.

Ad oggi, però, la questione de qua non può ritenersi definitivamente chiusa. La trattazione che segue si propone di ripercorrere l’evoluzione storica, normativa e giurisprudenziale del divieto di perizia psicologica sull’imputato; nonché di esaminare i casi di ammissione; e, infine, di analizzare le prospettive di riforma sulla premessa dell’abrogazione del divieto de quo.

Categorie: ARTICOLI, DIRITTO PROCESSUALE PENALE, Tesi di laurea