La punibilità della bestemmia e delle altre offese al culto

Articolo scritto da Cristiano Merluzzi il 19 Febbraio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 2 – ISSN 2499-846X

Le leggi contro la blasfemia hanno sempre fatto parte della storia dell’ordinamento italiano e, contrariamente ad altri paesi, la bestemmia è tuttora oggetto di forme repressive a tutela del buon costume e del sentimento religioso. Pare opportuno inquadrare la problematica nella cornice normativa di cui all’art. 724 c.p..

Sin dalla sua originaria formulazione, l’art. 724 c.p. puniva, a titolo di bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti, chiunque pubblicamente bestemmiasse, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato, con l’ammenda da lire cento a trecentomila e, successivamente, con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila. Alla stessa pena soggiaceva chi ponesse in essere qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti.

Partendo da questo dato storico, l’autore ricostruisce l’evoluzione normativa e giurisprudenziale di tale fattispecie sino a giungere allo stato attuale dell’arte, commentando altresì i nodi tutt’oggi rimasti irrisolti.

Come citare il contributo in una bibliografia:
C. Merluzzi, La punibilità della bestemmia e delle altre offese al culto, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 2

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