Il suicidio medicalmente assistito. Una scelta responsabile della Corte costituzionale di fronte all’immobilismo del Parlamento.

Articolo scritto da Maria Rosaria Donnarumma il 17 Gennaio 2020

in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 1 – ISSN 2499-846X

Corte Costituzionale, 22 novembre 2019 (ud. 25 settembre 2019), sentenza n. 242
Presidente Lattanzi, Relatore Modugno

Il suicidio medicalmente assistito fa oggi finalmente parte dell’ordinamento italiano. E ciò grazie ad una sentenza della Corte costituzionale (n. 242 del 2019) che, dinanzi all’immobilismo del parlamento, ha ritenuto responsabilmente di dover colmare il vuoto legislativo in un settore, quale quello del “fine vita”, così drammaticamente connesso al principio di dignità della persona.

Come per il caso “Englaro”, concernente persone in stato vegetativo irreversibile, è ancora una volta la giurisprudenza a svolgere un ruolo di supplenza. Ciò, ovviamente, non esenta il legislatore dall’intervenire per regolare nei dettagli, entro le linee essenziali enunciate dal giudice costituzionale, l’istituto del suicidio medicalmente assistito, nonché per disciplinare e integrare, alla luce della citata sentenza, quanto emerge dalla giurisprudenza “Englaro”.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. R. Donnarumma, Il suicidio medicalmente assistito. Una scelta responsabile della Corte costituzionale di fronte all’immobilismo del Parlamento, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 1

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