Reato continuato: le Sezioni Unite sull’individuazione della violazione più grave ai fini del computo della pena

Cassazione Penale, Sezioni Unite, n. 25939, 13 giugno 2013 (ud. 28 febbraio 2013)
Presidente E. Lupo, Relatore M. Cassano, P. M. Izzo, Imp. Ciabotti Catalani

Massima

In tema di reato continuato, la violazione più grave va individuata in astratto in base alla pena edittale prevista per il reato ritenuto [più grave] dal giudice in rapporto alle singole circostanze in cui la fattispecie si è manifestata e all’eventuale giudizio di comparazione fra di esse”.

Il Commento

Con la sentenza depositata il 13 giugno 2013 numero 25939 (clicca qui per scaricarla) la Cassazione Penale, nella sua più autorevole composizione, soffoca le pregresse – e numerose – diatribe giurisprudenziali ed offre la propria soluzione ermeneutica alla questione: “Se, in tema di reato continuato, l’individuazione della violazione più grave ai fini del computo della pena debba essere effettuata in concreto oppure con riguardo alla valutazione in astratto compiuta dal legislatore” che le era stata rimessa con l’ordinanza numero 41084 del 2012 (clicca qui per scaricarla).

Nel prediligere la seconda alternativa, gli Ermellini plasmano un vero e proprio manifesto teorico sull’istituto della continuazione (art. 81 cpv., c.p.). Ne delineano i tasselli costitutivi, lo differenziano dal “quasi gemello” concorso formale e, attraverso il ricorso a referenti normativi di varia natura (artt. 3 e 111 Cost., artt. 17, 18 e 39 c.p., nonché artt. 173, co. 3, e 187 disp. att. al codice di rito), giustificano i propri approdi ermeneutici, stigmatizzando le opposte soluzioni dottrinario-giurisprudenziali e preoccupandosi di dar vita ad un sistema argomentativo altresì coerente coi principi e i canoni dell’ordinamento comunitario.

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