Estorsione: azione unica pur in presenza di diversi atti di minaccia – Cass. Pen. 45029/2014

Articolo scritto da Carlotta Lenzi il 8 Marzo 2015

Cassazione Penale, II sezione, 30 ottobre 2014, n. 45029
Presidente Gentile, Relatore Verga

Con la Sentenza n. 45029, la Seconda Sezione penale della Corte di Cassazione, ha annullato la sentenza del 30 aprile 2013 della Corte di Appello di Bologna per aver condannato gli imputati per il reato di estorsione consumata e tentata, unificate dal vincolo della continuazione.

Gli imputati erano stati condannati dai Giudici del merito per aver ricattato un sacerdote affinché consegnasse loro la somma di 30.000 euro in cambio della non divulgazione di messaggi di carattere erotico-sessuale che il sacerdote aveva inviato alla donna.

Il parroco aveva accettato di incontrare i rei per la consegna del denaro in cambio della restituzione del telefono contenente i relativi messaggi. All’incontro, controllato dagli agenti della questura che avevano previamente munito il sacerdote di un microfono per intercettare i contenuti della conversazione, nonché fotocopiato le banconote per un valore pari ad euro 1000,00, i due coimputati si mostrarono molto infastiditi dalla mancata consegna integrale della somma di denaro richiesta e così formularono nuove minacce al parroco affinché gli consegnasse l’intera somma.

All’esito di tale incontro, presi i 1000,00 euro, i due imputati sono stati immediatamente arrestati e sia nel corso del giudizio di primo grado che dinanzi al secondo, i giudici del merito avevano ritenuto la sussistenza di due fattispecie estorsive, una consumata ed una tentata, unificate dal vincolo della continuazione, poiché realizzate in esecuzione di un medesimo disegno criminoso.

I giudici di legittimità, con la sentenza in epigrafe, sono arrivati a conclusioni opposte sostenendo che il ripetersi delle minacce da parte dell’estorsore per costringere la vittima a consegnarli ingiustamente il denaro non dà luogo, necessariamente, ad una pluralità di reati, poiché occorre prima accertare se ci si trovi in presenza di una azione unica o meno, e cioè alla stregua del duplice criterio finalistico e temporale. Azione unica, infatti, non equivale necessariamente ad atto unico, ben potendo la stessa essere composta da una molteplicità di “atti” che, in quanto diretti al conseguimento di un unico risultato, altro non sono che un frammento dell’azione, una modalità esecutiva della condotta delittuosa. L’unicità del fine, a sua volta, non basta per imprimere all’azione un carattere unitario, poiché risulta comunque necessaria la cosiddetta “contestualità”, ovvero l’immediato succedersi dei singoli atti, tale da rendere l’azione unica.

I giudici del gravame affermano poi che le diverse azioni di minaccia per procurarsi un ingiusto profitto costituiscono autonomi reati, unificabili con il vincolo della continuazione, allorquando sono singolarmente considerati in relazione alle circostanze del caso concreto nonché alle modalità di realizzazione e soprattutto all’elemento temporale ed, altresì, appaiono dotati di una propria autonomia. Al contrario si è in presenza di un singolo reato solo quando i diversi atti di minaccia costituiscono un’unica azione.

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