Il corpo come conflitto: fine vita e diritto costituzionale verso un orizzonte biopolitico

Articolo scritto da Andrea Venanzoni il 22 Gennaio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis – ISSN 2499-846X

Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è rispondere al quesito fondamentale della filosofia, ha scritto Camus ne Il Mito di Sisifo.

Nelle dinamiche evolutive di una società in cui le tecnologie, non solo medicali, stanno imprimendo un significante nuovo al concetto stesso di vita, trasformandola in uno “spazio libero e giuridicamente nuovo”, per dirla alla Schmitt, si assiste ad un (ri)posizionamento parimenti radicale dei processi di giuridificazione del corpo e della sua disponibilità individuale.

Pur prendendo atto della chiusura costituente ad ipotesi di formulazione di un autentico diritto di morire, l’analisi si appunta sulla evanescenza del corpo nella costruzione foucaultiana delle istituzioni totali, sull’essenza storico-sostanziale del suicidio e  riflette sugli archetipi fondanti dei canoni auto-sovrani, come la dignità, connettendo tra loro pronunce giudiziali aventi ad oggetto proprio l’ inferenza tra corporeità e determinazione individuale: dalla riaffermazione di un principio solidaristico insito nella auto-determinazione a partire dalla dichiarazione di incostituzionalità del reato di plagio nel 1981, basata proprio su una raffinata ricostruzione della reificazione e della soggezione come conflitto tra autorità e libertà, alla giurisprudenza costituzionale (e non solo) più recente, con il conflitto tra poteri e il silenzio glaciale delle Camere sul caso Englaro passando per Welby fino alla recentissima e tuttora in corso vicenda processuale di Marco Cappato.

La pietas costituzionale, nella ermeneutica evolutiva della libertà individuale e nella sua connessione solidaristica al dato sociale importata dai formanti tecnologici, schiude a Costituzione invariata un orizzonte di libertà, non tanto di decidere arbitrariamente di uccidersi quanto a certe, precise condizioni di congedarsi dal mondo e di affermare, come atto politico individuale totale, la propria libertà di rimanere un essere umano degno.

Come citare il contributo in una bibliografia:
A. Venanzoni, Il corpo come conflitto: fine vita e diritto costituzionale verso un orizzonte biopolitico, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis

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