È mafia silente ma è mafia. Brevi note sul “metodo mafioso” alla luce del processo Aemilia.

Articolo scritto da Matteo Gambarati il 8 Gennaio 2020

in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 1 – ISSN 2499-846X

Tribunale di Reggio Emilia, Sezione Penale, 10 luglio 2019 (ud. 31 ottobre 2018), n. 1155
Presidente Francesco Caruso, Giudice Estensore Andrea Rat

Il contributo affronta il tema delle cosiddette “mafie silenti” traendo spunto dalla recente sentenza pronunciata dal Tribunale di Reggio Emilia – all’esito del c.d. maxi processo “Aemilia” – con la quale sono stati condannati diversi esponenti di una cosca di matrice ‘ndranghetista radicatasi in Emilia a partire dai primi anni 90.

La disamina, in particolare, si propone di verificare se questi nuovi modelli associativi possano, malgrado le peculiarità con cui si manifestano, rientrare nel perimetro della fattispecie descritta all’art. 416bis c.p. Nel fare ciò si mette a confronto l’orientamento ermeneutico sposato dal Tribunale emiliano con quelli emersi sulla questione in seno alla giurisprudenza di legittimità. Il dibattito, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, ruota attorno all’elemento dell’intimidazione previsto dall’art. 416bis, comma 3, c.p., e, di conseguenza, all’interpretazione che di esso si fornisce.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Gambarati, È mafia silente ma è mafia. Brevi note sul “metodo mafioso” alla luce del processo Aemilia, in Giurisprudenza Penale Web, 2020, 1

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