Coltivazione di cannabis per uso personale: la Corte Costituzionale ha ritenuto la questione non fondata

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 9 Marzo 2016

cc_ccecc_UdienzaPubblica[iframe src=”http://37.media.tumblr.com/86af032f5f62226a8e28ba965852f972/tumblr_myaq6nMLMF1rpc1rco1_500.gif” width=”100%”]Segnaliamo che la Corte costituzionale, in data odierna, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia in merito al trattamento sanzionatorio previsto per la coltivazione di piante di cannabis per uso personale.

La decisione – si legge nel comunicato stampa pubblicato dalla Corte Costituzionale – è riferita all’art. 75 del testo unico in materia di stupefacenti (disposizione che considera meri illeciti amministrativi le condotte di «chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope») ed è stata assunta “nel solco delle sue precedenti pronunce in materia“.

Ricordiamo ai lettori che con l’ordinanza del 10 marzo 2015 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n.22 del 3 giugno 2015), la Corte di appello di Brescia aveva sollevato questione di legittimità costituzionale delle disposizioni dell’art. 75 D.P.R. n. 309/90, nella parte in cui escludono tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, qualora finalizzate al solo uso personale dello stupefacente, la condotta di coltivazione di piante di cannabis, in relazione ai principi di ragionevolezza, di uguaglianza e di offensivistà, quali ricavabili dagli artt. 3, 13, comma secondo, 25, comma secondo e 27, comma terzo della Costituzione.

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