Stupefacenti: la relazione della DNA alla proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 8 Luglio 2016

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Segnaliamo la pubblicazione delle osservazioni rese da parte della Direzione Nazionale Antimafia alla Commissione Giustizia della Camera in merito alla Proposta di legge C 3235 GIACHETTI – Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati.

La Direzione Nazionale Antimafia esprime parere positivo alla proposta di legge relativa alla legalizzazione della coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis: la legalizzazione infatti – si legge nella relazione – se correttamente attuata potrebbe portare:

  • rilevante liberazione di risorse umane e finanziarie in diversi comparti della pubblica amministrazione;
  • ancora più importante liberazione di risorse nel settore della giustizia, dove sono decine di migliaia i procedimenti penali che richiedono l’impiego di magistrati, cancellieri ed ufficiali giudiziari;
  • perdita secca di importanti risorse finanziarie per le mafie;
  • contestuale acquisizione di risorse per lo Stato attraverso la riscossione delle accise;
  • prosciugamento di risorse economiche e finanziarie per il terrorismo integralista che controlla la produzione afgana di cannabis;
  • un vero e proprio rilancio della azione strategica di contrasto che deve incidere sugli aspetti di aggressione e minaccia che il narcotraffico porta alla salute pubblica (attraverso la diffusione di droghe pesanti e sintetiche) e alla libera concorrenza (attraverso il riciclaggio).

«Appare sicuramente condivisibile l’idea di inquadrare la cannabis fra i generi di Monopolio: l’assimilazione del regime giuridico della cannabis – sia pure nella particolarità del caso – a quello dei tabacchi appare una soluzione concreta, fattibile e priva di rischi».

«Appare invece assolutamente non condivisibile l’idea di autorizzare la cd. coltivazione in forma associata della cannabis»: tale forma di coltivazione, infatti, «potrebbe essere un ulteriore cavallo di Troia per fare rientrare nell’affare la criminalità organizzata che attraverso le associazioni in questione potrebbe acquisire un importante ed ulteriore opportunità per produrre e commercializzare cannabis».

Diverso il caso – continua la relazione – «della cd. coltivazione individuale domestica di un quantitativo ridotto di cannabis per uso personale la cui liceità sarebbe subordinata ad una previa comunicazione da parte del consumatore/produttore ai Monopoli di Stato; su questo aspetto, sia pure in maniere diversa rispetto alla coltivazione in forma associata, si esprime perplessità».

In conclusione, la Direzione Nazionale Antimafia, sia pur nei limiti e con le dovute precisazioni, «è dell’avviso che la legalizzazione della cannabis sia un approdo logico e coerente del sistema a fronte dei deludenti risultati concretamente ottenuti da una politica di criminalizzazione. Tuttavia, la scelta legislativa di fondo (che appare nei fatti oggettivamente necessaria e utile) dovrebbe essere vissuta dall’opinione pubblica non come una resa al narcotraffico (perchè non lo è) ma, al contrario, come segno di una inversione di rotta da parte dello Stato, di una concentrazione delle proprie risorse verso ciò che è veramente pericoloso per la salute dei cittadini, per l’economia e per l’ordine pubblico».

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