La competenza a provvedere sull’istanza riparatoria ex art. 35-ter ord. penit. nel caso di scarcerazione medio tempore del richiedente

Articolo scritto da Roberto Zunino il 8 Aprile 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 4 – ISSN 2499-846X

Cassazione Penale, Sez. I, 6 febbraio 2017 (ud. 17 novembre 2016), n. 5515
Presidente Di Tomassi, Relatore Minchella

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte torna a pronunciarsi in tema di art. 35-ter ord. penit. e lo fa relativamente ad un aspetto assai dibattuto della disposizione de qua: quello della competenza a decidere sulla domanda riparatoria presentata da chi lamenti di aver sofferto condizioni detentive contrarie al precetto di cui all’art. 3 CEDU.

Non è la prima volta che la Cassazione interviene sul punto. Anzi, si è fatta registrare in subiecta materia una folta elaborazione pretoria che ha, tra l’altro, interessato il quesito, particolarmente controverso, circa la possibilità o meno per il magistrato di sorveglianza di pronunciarsi in merito a doglianze concernenti un (asserito) pregiudizio non più connotato dal carattere dell’attualità, quesito sul quale è venuto a formarsi, in seno alla giurisprudenza di legittimità, un indirizzo ermeneutico pressoché unanime, a cui la sentenza in analisi – a ben vedere – offre un’opportuna precisazione. Vale, dunque, la pena di richiamare alla mente le coordinate essenziali del dibattito al fine di meglio comprendere l’humus in cui si inserisce l’arresto in esame.

Come citare il contributo in una bibliografia:
R. Zunino, La competenza a provvedere sull’istanza riparatoria ex art. 35-ter ord. penit. nel caso di scarcerazione medio tempore del richiedente, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 4

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