Privo di giustificazione il divieto di cuocere cibo per i detenuti al 41-bis: la sentenza della Corte Costituzionale

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 12 ottobre 2018

Corte Costituzionale, 12 ottobre 2018 (ud. 26 settembre 2018), sentenza n. 186
Presidente Lattanzi, Relatore Zanon

Come avevamo anticipato, con ordinanza del 9 maggio 2017, il Magistrato di Sorveglianza di Spoleto (dott. Fabio Gianfilippi) aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale dell’art. 41-bis, comma 2-quater, lettera f) O.P. nella parte in cui «impone che siano adottate tutte le necessarie misure di sicurezza volte a garantire che sia assicurata la assoluta impossibilità per i detenuti in regime differenziato di cuocere cibi».

La questione è stata ritenuta fondata dalla Corte Costituzionale, secondo cui quello di cuocere cibi è un divieto «privo di ragionevole giustificazione», «incongruo e inutile alla luce degli obbiettivi cui tendono le misure restrittive autorizzate dalla disposizione in questione» e, pertanto, «in contrasto con gli artt. 3 e 27 Cost.».

Non si tratta – si legge nella pronuncia – di «affermare, né per i detenuti comuni, né per quelli assegnati al regime differenziato, l’esistenza di un “diritto fondamentale a cuocere i cibi nella propria cella”: si tratta piuttosto di riconoscere che anche chi si trova ristretto secondo le modalità dell’art. 41-bis ordin. penit. deve conservare la possibilità di accedere a piccoli gesti di normalità quotidiana, tanto più preziosi in quanto costituenti gli ultimi residui in cui può espandersi la sua libertà individuale».

In conclusione, l’art. 41-bis, comma 2-quater, lettera f) O.P. è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo limitatamente alle parole «e cuocere cibi».

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