Diritto penale e fine vita: la legge 219 tra sensatezze e illogicità

Articolo scritto da Federica Scariato il 22 Gennaio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis – ISSN 2499-846X

La l. 219/2017, sul tema del fine vita, mostra sia punti di forza che criticità.

Da un lato, infatti, la disciplina degli artt. 1 e 2 è ineccepibile: nessuna cura può essere imposta contro la volontà del malato, che deve avere sempre la possibilità di rifiutare i trattamenti sanitari e di ricevere, se necessario, solo le cure palliative per alleviare le sue sofferenze. Dall’altro lato, però, la regolamentazione delle DAT è generica e non attuale, agganciando la vita umana ad una mera fictio. La legge pecca anche sotto il profilo sistematico, autorizzando l’eutanasia passiva senza modificare l’art. 580 c.p., già da tempo ritenuto illogico, oltre che irragionevole.

Come citare il contributo in una bibliografia:
F. Scariato, Diritto penale e fine vita: la legge 219 tra sensatezze e illogicità, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 1-bis

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