I legami interrotti: la mediazione familiare strumento per una nuova comunicazione

Articolo scritto da Elena Cullati il 13 Febbraio 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 2-bis – ISSN 2499-846X

di Elena Cullati e Enrico Frola

Sebbene, in astratto, l’importanza della tutela dei legami familiari dei detenuti sia ampiamente condivisa, anche alla luce delle progressive evoluzioni della legislazione in materia, nella realtà dell’esecuzione della pena, risulta complesso garantire il mantenimento di stabili rapporti affettivi per i soggetti coinvolti nella vicenda detentiva: alla sofferenza per la separazione e per le limitazioni dello “spazio” di incontro, si unisce spesso il rischio di fratture insanabili causate anche dall’artificialità del contesto e delle regole proprie del sistema penitenziario, che non agevolano il tentativo di mantenere i legami ed elaborare i conflitti.

La normativa di settore ha negli anni subito una profonda trasformazione, alla luce di un complesso dibattito che, muovendo i passi dai dettami Costituzionali, ha attribuito alla pena una vera valenza rieducativa, attenuandone invece la caratterizzazione repressiva e social-preventiva, tipica dei sistemi penali incentrati sulla “neutralizzazione” e sull’“annullamento” del soggetto recluso, come risultava nel Regolamento per gli istituti di prevenzione e pena del 1931.

Tale percorso era culminato con l’adozione della legge n. 354/1975 (“Norme sull’Ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà”) nella quale si affermava il principio che il regime di soggezione speciale del detenuto dovesse avere un intento rieducativo, nella considerazione, sconosciuta alla precedente tradizione giuridica del paese, che il detenuto sia in primis una “persona”, dotata di bisogni ed esigenze specifiche.

Veniva così inaugurata una nuova fase in materia di trattamento penitenziario, nella quale si abbandonava l’antica logica della depersonalizzazione, per attribuire invece rilievo alla valorizzazione della personalità del detenuto, ai fini del suo riadattamento sociale.

Per la prima volta, si riconosceva inoltre che i contatti del detenuto con il mondo esterno potessero contribuire alla sua rieducazione, alla stregua di vere e proprie modalità di trattamento, necessitando il percorso di recupero della partecipazione attiva delle famiglie, facilitata e promossa attraverso l’utilizzo di una serie di stimoli culturali, affettivi e umani.

Come citare il contributo in una bibliografia:
E. Cullati – E. Frola, I legami interrotti: la mediazione familiare strumento per una nuova comunicazione, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 2-bis

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