L’Unione delle Camere Penali Italiane su Provenzano e il 41-bis

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«Se questo è tollerabile in un paese civile». Così inizia la nota pubblicata dall’Unione delle Camere Penali Italiane tramite il proprio sito internet in merito alla opportunità o meno di mantenere l’ex boss di Cosa Nostra al regime di carcere duro del 41-bis.

Dopo che la Corte Europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata affermando come Bernardo Provenzano possa restare in carcere sotto il regime del 41bis (i giudici di Strasburgo hanno, infatti, respinto il ricorso presentato dal suo avvocato) l’Unione delle Camere Penali prende posizione sulla vicenda definendo «inaccettabile» che Provenzano «ormai ridotto ad uno stato quasi vegetativo» sia ancora sottoposto al regime di carcere duro.

Se una Autorità Giudiziaria ha accertato l’irreversibile processo degenerativo fisico e psichico di uomo – si legge nella nota – al punto da rendere impossibile la sua partecipazione ad un processo, ciò significa evidentemente che egli è incompatibile con ogni forma di detenzione, figurarsi il regime del “carcere duro”, di cui all’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario.

L’associazione dei penalisti chiede, pertanto, l’intervento «immediato» dei magistrati competenti, del Dap, e del Ministro della Giustizia, «se veramente si vuole dimostrare di aver voltato pagina rispetto ai diritti dei detenuti, specialmente quelli in condizioni di salute estreme: senza distinzioni, senza discriminazioni, senza privilegi».

Non lo impone solo il senso di umanità, o il rispetto delle Convenzioni e della Costituzione, ma anche e soprattutto il fatto che lo Stato deve dimostrare che è proprio il rispetto della legalità a renderlo più forte della criminalità.

Redazione Giurisprudenza Penale

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