La particolare tenuità del fatto (Tesi di laurea)

Prof. Relatore: Antonia Menghini

Ateneo: Università degli studi di Trento

Anno accademico: 2015-2016

L’istituto della tenuità del fatto rappresenta il traguardo di un lungo cammino, durato circa vent’anni, che il Legislatore ha dovuto compiere per tentare di restituire efficacia ed efficienza ad un sistema giudiziario giunto ormai ad un empasse.

Lo scritto propone una disamina “a freddo” dei  punti cruciali della nuova disciplina,  delineando, con alcuni brevi cenni, i tratti salienti dell’evoluzione teorico-concettuale del principio dell’offensività -il fil rouge della riforma- per poi concentrarsi più tecnicamente sui precedenti “speciali” in tema di tenuità in Italia, nel processo penale minorile con il  D.P.R. 448/1988 e nel sistema del Giudice di pace, con l’art. 34 D.lgs n. 274/2000. Questi “esperimenti”, con le peculiarità e finalità dei riti speciali a cui appartengono, disegnano in maniera singolare l’esclusione della punibilità e/o procedibilità nei casi di particolare tenuità del fatto, ponendosi quali maggiori interlocutori -ma anche potenziali “avversari” stante l’assenza di qualsivoglia normativa di coordinazione- della particolare tenuità ex art. 131 bis c.p.

Certamente non può negarsi che il cuore pulsante della normativa processuale -le soluzioni  attraverso le quali la nuova causa di non punibilità trova applicazione nel procedimento- ha meritato una speciale attenzione.

Il potenziale contrasto con i principi del giusto processo, sia a livello costituzionale che  internazionale,  si è rivelato essere il vero tema “caldo” su cui si sono scritti (e sicuramente si scriveranno ancora) lunghi fiumi di inchiostro da parte dei detrattori, ma anche degli stessi sostenitori, della riforma.

Attraverso un’analisi comparatistica con gli istituti affini in Germania, Austria e Svizzera si è potuto compiere un’ulteriore e preziosa indagine sulla ricerca di quel delicato equilibrio tra la necessità di introdurre strumenti idonei a fermare l’avanzata dell’ipertrofia verticale ed il mantenere solido, allo stesso tempo, l’ampio apparato di garanzie. Si sono così potute esprimere considerazioni di ampio respiro rispetto alla versione definitiva varata con il D.lgs. n. 28/2015 in Italia rispetto alle esperienze similari di oltr’alpe di lungo corso e di (non sempre!) buon successo.

Una riforma attesa che ha disvelato immense potenzialità, ancorchè talvolta disattese, nel rispondere in maniera efficace ad un esigenza sempre più pregnante nel nostro sistema, ossia razionalizzare la risposta sanzionatoria per ritornare all’origine: all’ idea del diritto penale come extrema ratio.

Con tale contributo si è voluta offrire una precisa delineazione dei tratti caratterizzanti la nuova disciplina, i suoi retroterra culturali ed anche il suo sviluppo,  mettendo in luce le principali criticità interpretative ed i maggiori nodi problematici -emersi in dottrina e nelle prime applicazioni  giurisprudenziali- per riuscire a trarre un bilancio finale in grado di cogliere, con una visione a tutto tondo, i punti di forza e di debolezza di una riforma tanto agognata quanto temuta.