Sull’oggettiva riconoscibilità dello stato di deficienza psichica della vittima come presupposto tacito del fatto di circonvenzione di incapaci

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 11 – ISSN 2499-846X

Cassazione Penale, Sez. II, 26 marzo 2018 (Ud. 2 febbraio 2018), n. 13968
Presidente Cammino, Relatore Pellegrino

Il presente contributo affronta una questione interpretativa di notevole rilievo in materia di circonvenzione di persone incapaci, foriera di interessanti ricadute sia di natura sostanziale che processuale.

Nell’articolo vengono svolte alcune considerazioni critiche in merito ad un elemento di tipicità che la recente sentenza in esame ritiene indefettibile ai fini della configurabilità della fattispecie disciplinata dall’art. 643 c.p., ovvero “l’oggettiva esistenza e riconoscibilità all’esterno della minorata capacità della vittima, in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti”. Un elemento, come si dirà, di costruzione squisitamente giurisprudenziale tramite il quale sembra valorizzarsi maggiormente l’aspetto “pragmatico” dell’accertamento processuale piuttosto che quello “teoretico” dell’approfondimento specialistico: in tal modo viene frettolosamente archiviata la rilevanza delle insidiose “sottigliezze empiriche” che sempre attanagliano l’interprete in tali contesti criminologici, fomentando il rischio di legittimare soluzioni interpretative non del tutto appaganti.

Orbene, il requisito in esame – oltre ad essere impiegato con estrema disinvoltura dalla giurisprudenza – viene probabilmente sottovalutato da gran parte della dottrina, la quale tende a considerarlo al più come una ricorrente ed innocua “clausola di stile” all’interno delle motivazioni delle sentenze di merito e di legittimità.

Come si vedrà, l’analisi critica del dictum della Suprema Corte fornirà inoltre utili spunti di riflessione su altre due tematiche di non minore interesse:

1. la ricostruzione dell’elemento oggettivo del delitto di circonvenzione, riletto alla luce delle sue “relazioni pericolose” con la spinosa tematica della tipizzazione dei fatti psichici all’interno della norma penale;

2. la rivalutazione del momento rappresentativo del dolo, che nella figura di reato in esame assume tinte peculiari anche in virtù della specifica struttura della fattispecie tipica.

Come citare il contributo in una bibliografia:
M. Mattia, Sull’oggettiva riconoscibilità dello stato di deficienza psichica della vittima come presupposto tacito del fatto di circonvenzione di incapaci. Considerazioni critiche a margine di una recente sentenza della Suprema Corte, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 11