La criminalizzazione dei migranti irregolari e la sua compatibilità con il diritto dell’Unione Europea (Tesi di laurea)

Articolo scritto da Eleonora Celoria il 22 Luglio 2016

Relatore: Prof. Francesco Costamagna

Correlatore: Prof. Maurizio Riverditi

Ateneo: Università degli Studi di Torino

Anno accademico: 2014/2015

La tesi ha analizzato il rapporto tra diritto penale degli Stati Membri e il diritto dell’Unione Europea con riferimento al fenomeno della criminalizzazione dei migranti irregolari. L’obiettivo perseguito nel lavoro è stato quello di valutare l’impatto (in senso limitativo o espansivo) che il diritto europeo può avere sul diritto penale degli Stati Membri: in tale contesto la criminalizzazione dell’immigrazione irregolare – intesa come previsione di norme penali per sanzionare la violazione di norme amministrative concernenti l’ingresso e il soggiorno dello straniero – portata avanti dal legislatore italiano fino al 2010 ha rappresentato il caso di studio intorno al quale si è sviluppata l’analisi delle competenze dell’Unione in materia penale.

Stante il carattere interdisciplinare dello studio condotto, la tesi si è articolata in tre capitoli, in cui si è fatto riferimento ai diversi ambiti giuridici in esame: il primo ha tratteggiato una panoramica del diritto dell’Unione Europea in materia di immigrazione irregolare, evidenziando la natura delle competenze dell’UE e se, negli strumenti normativi adottati in tale ambito, si facesse o meno riferimento ad una possibile criminalizzazione dello straniero o di altri soggetti coinvolti nel fenomeno – ci si è soffermati in particolare sulle previsioni della Direttiva 2008/115/CE (Direttiva Rimpatri), dal momento che proprio sull’interpretazione di tale direttiva è intervenuta la Corte di Giustizia; il secondo capitolo si è concentrato sul significato della criminalizzazione dell’immigrazione e ha presentato il caso del diritto italiano come caso di studio di tale fenomeno, evidenziando le modifiche introdotte dalla legge “Bossi-Fini” (L.189/2002) e dal cd. “Pacchetto sicurezza” del 2009; nel terzo capitolo è stato diffusamente analizzato il rapporto tra diritto penale italiano e diritto dell’UE alla luce delle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (casi El Dridi, Achughbabian, Sagor e Celaj), che si sono pronunciate sulla compatibilità di alcune norme inserite nella disciplina italiana delle espulsioni, che imponevano sanzioni di natura penale (art. 14 co 5-ter, art. 10-bis, art. 13 co. 13), con le previsioni della Direttiva Rimpatri.

La ricerca ha mostrato che l’Unione Europea, in materia di immigrazione irregolare e della sua criminalizzazione, ha adottato due distinti approcci: per un verso, ha promosso la criminalizzazione (implicita o esplicita) delle azioni di favoreggiamento o sfruttamento dell’immigrazione irregolare; per altro verso, in materia di espulsioni dello straniero, si è inizialmente astenuta dall’imporre la criminalizzazione dei soggetti interessati – infatti, non si fa mai menzione di tale possibilità nella Direttiva 2008/115/CE – e ha successivamente, attraverso l’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia dell’UE di tale Direttiva, ostacolato e, di fatto, posto un limite al potere degli Stati Membri di criminalizzare gli immigrati per il solo fatto del loro ingresso o presenza irregolare sul territorio dello Stato. Tale approccio è stato adottato, da parte della Corte, secondo la logica del perseguimento del cd. “effetto utile” del diritto secondario europeo: in questo caso, l’obiettivo perseguito dalla Direttiva Rimpatri era quello dell’allontanamento dei migranti irregolari dal territorio europeo. Rispetto a tale scopo, una loro criminalizzazione si pone, secondo la Corte, come un ostacolo. In ultima analisi, appare chiaro come la scelta di imporre o sanzionare la criminalizzazione di determinati comportamenti legati all’immigrazione irregolare sia sempre funzionale al raggiungimento degli obiettivi che l’Unione si è posta – nella materia in esame, l’obiettivo ultimo è quello del contrasto del fenomeno.

Dall’analisi delle competenze dell’Unione Europea in materia di immigrazione irregolare, e dell’impatto che il diritto europeo può avere sul diritto interno, deriva una importante considerazione di sistema: la materia del diritto penale, a lungo baluardo di una prerogativa sovrana degli Stati, non si sottrae però interamente all’influenza che può essere dispiegata dal diritto dell’Unione Europea. Pur essendo lontani dall’esistenza di una competenza diretta in materia penale in capo alle istituzioni europee, nondimeno il diritto UE può avere effetti riduttivi o espansivi della sfera del penalmente rilevante, a seconda degli obiettivi perseguiti in materia.

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