Misure cautelari reali e responsabilità d’impresa (Tesi di laurea)

Articolo scritto da Pierfrancesco Romanelli il 26 giugno 2017

Prof. relatori: Marilena Colamussi

Ateneo: Università degli Studi di Bari

Anno accademico: 2014-2015

Il lavoro ha ad oggetto la disciplina delle misure cautelari reali previste dal codice di rito e le conseguenze che le stesse comportano in termini giuridici ed economici.

Si è ravvisato come le finalità sottese ai predetti istituti, determinando l’apposizione di un vincolo d’indisponibilità sui beni dell’imputato, finiscono nella maggior parte delle ipotesi per comprimere o comunque limitare libertà garantite dalla Costituzione. Si è sottolineata l’importanza fondamentale che assume il sistema cautelare (soprattutto con riferimento alle cautele reali), nella repressione e prevenzione dei corporate crimes, tanto che sequestro preventivo e conservativo vengono disciplinati, seppur con qualche lieve differenza, nel d.lgs. n. 231/2001 recante la recente disciplina della responsabilità penale degli enti.

Si è osservato che nel momento in cui un provvedimento di sequestro colpisce un impianto industriale economicamente rilevante per il paese, sospendendone anche l’utilizzo, sorgono numerose questioni giuridiche e sociali di non facile soluzione. Da un lato, è necessaria attenzione per le problematiche occupazionali, dall’altro vi è però anche la necessità di giungere a un compresso con il “bene giuridico” tutelato dalla norma incriminatrice violata, come ad esempio il diritto alla salute o ad un ambiente salubre. È necessario un equilibrio fra necessità di repressione dei reati e continuità dell’attività produttiva.

In tal senso la vicenda Ilva rappresenta un caso emblematico e ha rappresentato simultaneamente un punto di partenza e di arrivo sia per la questione del necessario bilanciamento dei “beni” costituzionali coinvolti da un provvedimento di sequestro – si pensi alla costante diatriba fra chi sostiene la prevalenza del diritto al lavoro sul diritto alla salute e viceversa – sia per mettere in evidenza le eventuali “zone grigie” del d.lgs. n. 231/2001, analizzato nei sui elementi fondamentali.

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