La diffamazione su Facebook: un reato generazionale e un dilemma interpretativo

Articolo scritto da Erik Giachello il 16 settembre 2018

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 9 – ISSN 2499-846X

Come ha avuto modo di rilevare più volte la Corte di Cassazione, la diffamazione su Facebook sarebbe un’ipotesi di diffamazione aggravata, rientrante nel dispositivo dell’art. 595, comma 3, c.p.

La ragione di questo inquadramento è riconducibile all’idea secondo cui, tale fattispecie rappresenterebbe un’ipotesi aggravata, stante la sua possibilità di diffondere il messaggio ad un elevato numero di persone. Tuttavia, nelle pagine seguenti sarà messo in luce un problema non trascurabile, che può portare ad una rivalutazione di tale inquadramento giuridico.

A questo riguardo, infatti, la giurisprudenza sembra non aver tenuto conto di due aspetti. Il primo è legato ad una valutazione soggettiva e generazionale (probabilmente sociologica), che porta a considerare Facebook con un’ottica diversa rispetto a quella adottata dalla Corte Suprema. Il secondo problema, invece, è totalmente giuridico e consiste nella mancata valutazione da parte dei giudici di uno dei requisiti indicati dalla dottrina prevalente affinché possa sussistere l’elemento oggettivo del delitto di diffamazione.

Come citare il contributo in una bibliografia:
E. Giachello, La diffamazione su Facebook: un reato generazionale e un dilemma interpretativo, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 9

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