Riparazione per ingiusta detenzione tra diritto interno e Convenzione europea dei diritti dell’uomo: a margine del caso Fernandes Pedroso c. Portogallo

Articolo scritto da Claudia Cantone il 21 Giugno 2019

in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 6 – ISSN 2499-846X

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 12 giugno 2018
Ricorso n. 59133/11, Fernandes Pedroso c. Portogallo

Con la sentenza Fernandes Pedroso c. Portogallo della Corte europea dei diritti dell’uomo, pubblicata il 12 giugno 2018, i giudici di Strasburgo hanno condannato lo Stato portoghese per aver sottoposto il ricorrente ad una detenzione cautelare illegittima ai sensi dell’art. 5 §§ 1 e 4 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (anche “CEDU”) e per non avergli, in seguito, riconosciuto alcuna forma di riparazione in violazione dell’art. 5 § 5 CEDU.

In merito a quest’ultimo profilo, la pronuncia in oggetto ha sanzionato l’atteggiamento dei tribunali nazionali, i quali – adottando un’interpretazione restrittiva della disciplina interna sulla riparazione – avevano rigettato tout court la richiesta di indennizzo avanzata dal ricorrente.

Il presente contributo offre alcune brevi riflessioni sulle ricadute interne che tale sentenza potrebbe avere sull’istituto della riparazione per ingiusta detenzione ex artt. 314 e 315 c.p.p., con particolare riferimento alla previsione di “cause ostative” all’indennizzo riparatore per restrizioni contra legem ed all’interpretazione di esse fornita dalle corti di merito e di legittimità.

Come citare il contributo in una bibliografia:
C. Cantone, Riparazione per ingiusta detenzione tra diritto interno e Convenzione europea dei diritti dell’uomo: a margine del caso Fernandes Pedroso c. Portogallo, in Giurisprudenza Penale Web, 2019, 6

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