Aspetti critici dell’imputazione della responsabilità penale individuale nel settore della sicurezza sul lavoro (Tesi di laurea)

Prof. relatore: Carlo Enrico Paliero

Prof. correlatore: Marco Maria Scoletta

Ateneo: Università degli studi di Milano

Anno accademico: 2014/2015

«Il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire un ambiente sano di lavoro e buoni istrumenti di lavoro», così il giuslavorista Lodovico Barassi perveniva, attraverso una interpretazione estensiva dell’art. 1124 del Codice civile del 1865, a definire il principale dovere, in capo al datore di lavoro, in materia di sicurezza e salute sul lavoro.

Dall’epoca della Rivoluzione industriale sino ai giorni nostri, il tema della sicurezza sul luogo di lavoro ha assunto sempre più importanza mutando la logica di tutela, ossia passando da una tutela meramente ‘risarcitoria’, e quindi successiva alla verificazione di eventi lesivi, ad una di carattere ‘prevenzionistico’, diretta a predisporre misure cautelative idonee a scongiurare possibili danni ai lavoratori.

Ad oggi, l’interesse verso la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori è inevitabilmente cresciuto a seguito dei recenti fatti passati alla cronaca e designati attraverso l’infelice espressione di: “morti bianche”. Tra le vicende che hanno suscitato maggiore reazione sociale, ed attenzioni mediatiche, si ricorda la vicenda che ha coinvolto il colosso aziendale tedesco Thyssen Krupp ove persero la vita 7 operai a seguito di un incendio. Questa vicenda, insieme a molte altre tra cui – ad esempio – quella che coinvolse il Petrolchimico di Porto Marghera, ha messo in luce quelli che il Professor Piergallini chiamava i c.d. «rischi da ignoto tecnologico», vale a dire quei rischi di complessa orditura e di problematica riconoscibilità.

In questo contesto di complessa identificazione ex ante dei rischi si trovano a operare il datore di lavoro e altre figure professionali chiamate dapprima a svolgere attività ontologicamente rischiose in quanto esposte alle “magnifiche sorti progressiste” dell’evoluzione scientifica, per poi, in caso di verificazione di eventi infausti, essere chiamati a rispondere in Amphitheatro iustitiae di eventi che talvolta esulano dalla propria sfera di responsabilità.

E allora se “del senno di poi son pien le fosse”, nell’ambito della tematica dell’attribuzione della responsabilità penale in ambito lavorativo, è condivisibile ritenere che del senno di poi si riempiono anche le sentenze, spesso pronunciate “ora per allora”. Si tratta di orientamenti caratterizzati da una certa severità nei confronti dei soggetti apicali che sembrano più dettati da commendevoli intenti di compensazione delle diseguaglianze sociali ed economiche, che basati su effettive omissioni rimproverabili ai medesimi. In definitiva, la contrapposizione processuale tra vertice aziendale e lavoratore, la si può intendere, come sosteneva autorevolmente il compianto Giurista e Avvocato Francesco Carnelutti, come quelle liti «le quali tollerano meglio la soluzione ingiusta, perché esigono più intensamente la soluzione più rapida».

Per queste ragioni il presente lavoro di tesi si prefigge di affrontare in maniera analitica gli aspetti problematici dell’imputazione della responsabilità penale nel settore della sicurezza sul lavoro.