Il rito direttissimo nel processo minorile tra punizione e rieducazione (Tesi di laurea)

Prof. Relatore: Daniele Vicoli

Prof. Correlatore: Dario Melossi

Ateneo: Alma Mater Stuidorum Università di Bologna

Anno accademico: 2015-2016

L’elaborato si prefigge di mettere in luce le principali criticità del rito direttissimo quando applicato al processo penale minorile delineando un contrasto sistematico tra le caratteristiche proprie di tale rito ed i principi che fondano il processo ad imputati minorenni.

Questo particolare processo, modellato intorno all’interesse supremo del minore e il rispetto delle sue esigenze educative, non giudica il fatto di reato commesso ma si concentra sullo sviluppo della personalità dello stesso, mirando alla risocializzazione e non già alla punizione del reo. Ne è prova la facoltà dello Stato di rinunciare alla pretesa punitiva ogni qual volta l’intervento processuale potrebbe sacrificare lo sviluppo cognitivo, psicologico e personologico del minore. Ci si interroga su quale sia la reale finalità perseguita da tale processo e se tali obiettivi possano effettivamente realizzarsi nei tempi previsti dal rito direttissimo. In ultima analisi quali, da un punto di vista squisitamente socio-criminologico possano essere le conseguenze per il minore.

L’osservazione sociologica ha permesso infatti di evidenziare l’impatto che tale rito può avere sulla psicologia del minore che in assoluto contrasta con tutti gli intenti del processo minorile stesso, lasciando spazio a quell’anacronismo proprio di un diritto che disciplina la società solo in teoria, ignorando ciò che accade nella realtà rischiando di incrementare reazioni criminali proprie di un ragazzino che in età evolutiva non disponga degli strumenti per comprendere a fondo l’educazione che quella pena gli riserva. Le teorie psicologiche spiegano che la criminalità minorile è un fenomeno che nasce nell’intimità, nelle famiglie, nei primi rapporti e solo in un secondo momento si riversa nella società sottoforma di atti antigiuridici. Il Tribunale svolge a riguardo un ruolo fondamentale circa le sorti del minore reo. I più nobili obiettivi rimangono solo teoria se ingabbiati in norme che non ne consentono la realizzazione. Un processo sbagliato restituisce alla società un minore punito, non rieducato ossia un piccolo criminale che nel migliore dei casi coverà solo odio e rancore. Sarebbe opportuno un intervento legislativo risolutivo di certe incongruenze, a proposito delle quali l’elaborato in questione accenna a delle ipotesi, muovendo se non altro, da un’eloquente riflessione: i minori di oggi, saranno gli adulti di domani.