La Corte EDU si interroga sulla possibilità che un ordine di estradizione emesso durante la pandemia da Covid-19 si ponga in contrasto con la Convenzione.

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Prima Sezione
Ricorso n. 14198/20 del 19 marzo 2020, Hafeez c. Regno Unito

Pubblichiamo lo “statement of facts” e le “questions to the parties” redatti dalla Corte EDU, nell’ambito del ricorso Hafeez vs. UK, relativo alla possibile violazione dell’art. 3 CEDU in un caso di estradizione dal Regno Unito agli Stati Uniti.

Il ricorrente, richiesto dagli Stati Uniti per rispondere di accuse di traffico internazionale di stupefacenti, aveva anzitutto esperito i rimedi interni per opporsi all’estradizione, argomentando la sussistenza di un rischio concreto che le condizioni di detenzione negli Stati Uniti (sia cautelare che, eventualmente, esecutiva) avrebbero potuto consistere in trattamenti inumani e degradanti, considerate fra l’altro le proprie precarie condizioni fisiche.

In data 31 gennaio 2020, tuttavia, il Regno Unito ha ordinato l’estradizione del ricorrente, il quale, per conseguenza, ha adito la Corte di Strasburgo con ricorso tuttora pendente.

Il punto che desta interesse, e che induce a riflessioni rapide in questi tempi di pandemia, è contenuto nelle domande che la Corte ha rivolto alle parti, onde suscitare il contraddittorio ed assumere una decisione meglio ponderata.

In particolare, la Corte ha fra l’altro posto alle parti la seguente domanda.

[…]

2. Having particular regard to the ongoing Covid-19 pandemic, if the applicant were to be extradited would there be a real risk of a breach of Article 3 of the Convention on account of the conditions of detention he would face on arrival?

Il quesito è legittimo e la risposta non è certo banale, attese le previsioni di diversa incidenza del virus nei vari stati del mondo, con la concreta possibilità che un provvedimento di estradizione da uno stato meno colpito ad uno stato più colpito possa violare alcuni diritti fondamentali dell’uomo, primo fra tutti il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani o degradanti ex art. 3 CEDU.

Redazione Giurisprudenza Penale

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