Recensione a “Diritto penale. Dottrina, casi e materiali” di Enrico Mezzetti (Zanichelli, 2020, III ed.)

La vita di ciascun giurista o aspirante tale è costellata di manuali, saggi e monografie. Non tutti i testi sono, tuttavia, destinati a restare impressi nella memoria del lettore. Quelli che lasciano un segno maggiormente tangibile sono certamente i manuali universitari, per mezzo dei quali i neofiti si cimentano nello studio di ciascuna delle branche del diritto. In ragione di ciò la scelta di un testo completo, aggiornato e ben strutturato si rivela essenziale e tutt’altro che semplice.

Il Professor Enrico Mezzetti nel suo manuale di parte generale, edito da Zanichelli, “Diritto penale. Dottrina, casi e materiali” sin dal titolo lascia intendere la portata del tutto innovativa della propria opera, redatta nel 2015 e costantemente aggiornata in ragione delle riforme normative e dell’evoluzione dottrinaria e giurisprudenziale, sino a giungere alla terza edizione qui in esame.

A riprova della costante evoluzione del testo in parola, va segnalato che il titolo dello stesso si è arricchito rispetto a quello posto sul frontespizio della precedente edizione dell’ulteriore riferimento alla “dottrina”.

Tale scelta che pare tutto fuor che meramente stilistica, con ogni probabilità, è da ricondursi alla volontà dell’Autore di ribadire che, nonostante il progressivo ed inarrestabile avvicinamento del nostro ordinamento a quelli di common law in ragione del crescente e inesorabile rilievo assunto dalla giurisprudenza, specie se di legittimità, non possa in alcun modo obliterarsi l’importanza della dottrina e della dommatica che – non è mistero – sono da sempre il catalizzatore verso l’evoluzione del diritto all’unisono con i mutamenti della società.

Il testo in questione, in ragione delle peculiari caratteristiche di seguito analiticamente esposte, per la verità, è tutt’altro che il classico testo destinato agli studi universitari. Esso, infatti, si presenta come un’opera preziosa non solo per coloro i quali per la prima volta si approcciano allo studio della parte generale del diritto penale ma anche per gli addetti ai lavori e – non di meno – per coloro i quali sono intenti alla preparazione di esami di Stato o concorsi pubblici.

Il manuale qui in considerazione, infatti, lungi dall’essere una delle tante opere meramente didascaliche con cui spesso ci si confronta nel campo della manualistica classica, ha il non comune pregio di arricchire la – altrimenti arida – analisi del dato normativo con un costante dialogo tra speculazioni dottrinarie, approdi della dommatica e pronunce giurisprudenziali di legittimità e – laddove di rilievo – di merito. In tal modo l’Autore riesce ad effettuare una compiuta sintesi dello stato dell’arte su ciascun principio cardine e su ciascun istituto del diritto penale.

Particolarmente ardite e apprezzabili sono altresì le scelte stilistico-editoriali. Meritevole di opportuna menzione è, a titolo d’esempio, la decisione dell’Autore di prodigarsi a riportare sistematicamente alla fine di ogni singolo paragrafo tutti i “casi e materiali” citati in ordine cronologico, così da rendere agevolmente possibile un riepilogo della giurisprudenza rilevante per ciascun argomento.

Anche sotto il profilo strettamente grafico il manuale si mostra come particolarmente innovativo. L’utilizzo dell’ipertesto, del grassetto e dei riquadri per sottolineare l’importanza dei leading cases è, difatti, un utile stimolo alla memoria visiva del lettore, il quale acquisisce più facilmente le nozioni esposte in ragione dell’appetibilità grafica delle pagine del testo.

L’approccio dell’Autore al diritto positivo e vivente non può certamente definirsi neutro. Ed infatti, il testo non è esente da chiose valutative attraverso le quali il Professor Mezzetti invita il lettore al ragionamento in merito a talune – spesso opinabili – scelte del legislatore, prendendo talvolta posizione anche in maniera critica rispetto allo status quo del diritto positivo e fornendo sempre delle interessanti prospettive de lege ferenda.

A titolo di esempio, con riferimento all’istituto del reato continuato – rectius “continuazione fra reati”, secondo la visione dell’Autore – viene evidenziato come la recente riforma della prescrizione (che non permette più l’atomistica estinzione del singolo reato posto in continuazione) abbia determinato l’applicazione di una disciplina della prescrizione del tutto sfavorevole all’interno di un istituto improntato ad un’ottica di favor rei, così creando una del tutto inopportuna disarmonia del sistema.

Ma è solo entrando nel merito degli argomenti trattati che si palesa a pieno la spiccata modernità e non ordinarietà degli argomenti trattati.

In via preliminare, va apprezzato come – in maniera del tutto coerente con il progressivo sviluppo di quello che viene sovente definito “dialogo tra le Corti” – il manuale si soffermi sull’analisi delle più rilevanti pronunce non solo della Corte costituzionale, ma anche della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Così facendo, infatti, viene affrontato l’oramai imprescindibile tema dell’incidenza di siffatte pronunce nel sistema del diritto penale italiano.

Il testo segue tendenzialmente l’ordine del Codice Rocco, discostandosi laddove ritenuto opportuno per una migliore trattazione del singolo istituto (vedasi la trattazione della recidiva all’interno del capitolo relativo alle circostanze del reato).

L’incipit del manuale ripercorre i principi basilari del diritto penale, dando atto della sussistenza dell’imperversante crisi del principio di legalità ed evidenziandone i fattori determinanti. Da tale punto di partenza l’Autore effettua un’approfondita analisi di una pluralità di problematiche connesse all’utilizzo di tecniche legislative non sempre prettamente conformi al principio di legalità, analizzando, fra le varie tematiche, anche quella di primario rilievo delle norme penali in bianco e della successione mediata fra norme.

Con riferimento al tema della struttura del reato, l’Autore, pur non esimendosi dal rappresentare le peculiarità della teoria bipartita, propende, per converso, per la – oramai preponderante – teoria tripartita, così conferendo autonomo rilievo all’antigiuridicità, al di fuori del fatto tipico.

Restando in tema di antigiuridicità (rectius di esclusione della stessa), va evidenziato come l’Autore prenda posizione in maniera peculiare anche con riferimento alla categorizzazione delle esimenti.

Ed infatti, il manuale in questione effettua una tripartizione fra giustificanti, scusanti e scriminanti. In specie, nel testo viene sottolineato come vi sia una evidente differenza tra le “giustificanti”, le quali determinano un giudizio di giusto oggettivo, rispetto alle “scriminanti” che, per converso, lascerebbero permanere un margine di antigiuridicità di natura meramente extrapenale.

Ad ulteriore riprova della assoluta innovatività dei temi trattati dal manuale, in via meramente esemplificativa, va citata la tematica della cultural defense, che prende le mosse dall’analisi del caso Kimura e di altri leading cases che danno la misura di quanto la riprovevolezza di un determinato comportamento e la meritevolezza di pena dello stesso non sia necessariamente un concetto universale neppure quando si parla di quelle che vengono definite fattispecie “pregnanti”.

Altre tematiche non sempre valorizzate dalla manualistica classica e, per converso, analiticamente affrontate nel testo in esame sono certamente quelle della disciplina della responsabilità amministrativa da reato degli enti collettivi e quella – non meno rilevante – dei reati transnazionali, i quali assumono sempre più rilievo nell’era della globalizzazione.

Alla luce di tutte le caratteristiche peculiari sin qui esposte, si può affermare a buon diritto che il manuale di parte generale del Professor Mezzetti appare come un testo di estrema rarità per la sua completezza e innovatività, ideale sia per un primo approccio alla parte generale del diritto penale, sia per il perfezionamento della conoscenza della stessa anche in vista degli impervi percorsi di preparazione per gli esami di Stato e per i concorsi pubblici.