Sangue infetto, c’è un giudice a Strasburgo? La Corte Europea condanna l’Italia

Articolo scritto da Redazione Giurisprudenza Penale il 17 Settembre 2013
Corte Europea dei diritti dell'uomo

Corte Europea dei diritti dell’uomo

Corte EDU, Strasburgo, Camera, 3 settembre 2013
M.C. e altri c. Italia (ricorso n. 5376/11) 

Il 3 settembre scorso la Corte Europea di Strasburgo ha condannato l’Italia per il mancato adeguamento dell’indennità per i danni da emotrasfusioni.

Giudicando sul ricorso presentato da 162 persone che avevano lamentato il mancato adeguamento annuale della parte di un assegno di indennizzo pagato loro a causa della contaminazione avvenuta a seguito di trasfusioni di sangue, i giudici di Strasburgo, all’unanimità, hanno giudicato illegittima l’adozione, da parte del nostro Paese, del decreto legge 78/2010 che aveva bloccato la rivalutazione (lo “stop” alla rivalutazione, in realtà, era già stato giudicato incostituzionale dalla Consulta con la sentenza numero 293 del 2011, di cui in basso è disponibile il download).

Tutti i soggetti danneggiati, in base a quanto stabilito dalla legge 210 del 1992 avrebbero avuto diritto ad un’indennità che deve essere rivalutata ogni anno in base al tasso d’inflazione ma, a causa del citato decreto 78/2010, l’Italia – oltre a non aver pagato la rivalutazione – l’ha definitivamente abolita.

Ora la Corte di Strasburgo riconosce i diritti dei cittadini italiani: secondo i giudici europei, lo Stato italiano avrebbe violato i diritti dei ricorrenti e di tutti coloro che si trovano nella loro stessa situazione.

In particolare – prosegue la Corte – con il decreto del 2010 lo Stato ha solo voluto garantirsi un vantaggio economico nei processi intentati dai ricorrenti contro il mancato pagamento della rivalutazione dell’indennità imponendo ai pazienti un peso abnorme ed eccessivo”.

Ora lo Stato italiano avrà sei mesi di tempo – da quando la sentenza diventerà definitiva – “per stabilire una data inderogabile” entro cui s’impegna a pagare rapidamente le somme dovute.

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