La risposta della Corte costituzionale alla (prima) sentenza Taricco tra sillogismi incompiuti e quesiti retorici

Articolo scritto da Antonella Massaro il 7 marzo 2017

in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 3 – ISSN 2499-846X

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Corte Costituzionale, Ordinanza n. 24 del 2017, deposito 26 gennaio 2017 (ud. 23 novembre 2016)
Presidente Grossi, Redattore Lattanzi

La Corte costituzionale delude quanti speravano di poter assistere al capitolo conclusivo della saga Taricco e con l’ordinanza n. 24 del 2017 rimette la questione in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia, sollecitando un nuovo chiarimento sul significato da attribuire all’art. 325 TFUE.

L’ordinanza sembra rivelare una sorta di ambiguità strutturale, nel senso che alla convinta (e convincente) perentorietà delle premesse da cui muove il Giudice delle Leggi non corrisponde una perentorietà altrettanto decisa (e decisiva) delle conclusioni. I quesiti rivolti al giudice europeo suonano inoltre come domande retoriche che, forse, la Corte costituzionale avrebbe potuto/dovuto rivolgere a se stessa, in ossequio a quel ruolo di chiusura del sistema pure orgogliosamente rivendicato.

Tra gli aspetti più interessanti e “originali” dell’ordinanza deve certamente segnalarsi il rilievo decisivo attribuito al principio di necessaria determinatezza: alcune delle considerazioni svolte dalla Corte, se proiettate in una prospettiva più ampia di quella relativa al caso Taricco, potrebbero contribuire a rischiarare di nuova luce un principio non sempre adeguatamente valorizzato da parte della giurisprudenza costituzionale.

Come citare il contributo in una bibliografia:
A. Massaro, La risposta della Corte costituzionale alla (prima) sentenza Taricco tra sillogismi incompiuti e quesiti retorici, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 3

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