Violenza domestica: dal caso Rumor al caso Talpis cosa è cambiato nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

Articolo scritto da Paola De Franceschi il 6 gennaio 2018

in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 1 – ISSN 2499-846X

La pronuncia della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Talpis c. Italia ha rappresentato il primo caso di condanna dell’Italia, per violazione degli articoli 2, 3 e 14 della Convenzione dei diritti dell’uomo, nel settore della violenza domestica (sulla decisione si rinvia all’articolo già pubblicato su questa Rivista di M. F. Cucchiara, Violenza domestica e inerzia delle autorità: la Corte EDU condanna l’Italia, in Giurisprudenza Penale Web, 2017, 3).

La condanna segue di pochi anni un’altra pronuncia della stessa Corte di segno contrario: nel caso Rumor c. Italia infatti, nessuna violazione dei principi della Convenzione era stata ravvisata ed anzi, le norme dell’ordinamento italiano a salvaguardia della vittima di violenza di genere erano state ritenute rispettose e conformi agli standard di protezione dei diritti umani imposti dalla giurisprudenza di Strasburgo.

Per quanto le due sentenze abbiamo ad oggetto vicende umane ben diverse e lamentele diverse, ci si chiede come possa giustificarsi tale cambio di rotta.

Nel frattempo, però, molte cose sono cambiate nella legislazione italiana ed il complesso meccanismo di sostegno, psicologico e processuale, riservato alla vittima di tale forma di violenza è stato implementato in conformità alla normativa dell’Unione europea.

Come citare il contributo in una bibliografia:
P. De Franceschi, Violenza domestica: dal caso Rumor al caso Talpis cosa è cambiato nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?, in Giurisprudenza Penale Web, 2018, 1

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